Suoni e Visioni cancellato: 'Poche speranze anche per il futuro'

Suoni e Visioni cancellato: 'Poche speranze anche per il futuro'

Diciannove anni di ottima musica di “frontiera”, a cavallo tra art rock, jazz, folk, blues, world music e avanguardia (qualche nome alla rinfusa: Antony and the Johnsons, Natacha Atlas, Bat for Lashes, Goran Bregovic, David Byrne, John CaleElvis Costello, Donovan, Brian Eno, i Fairport Convention, Bryan Ferry, i Fugs, Philip Glass, Jon Hassell, Joe Jackson, Angelique Kidjo, i Master Musicians of Joujouka, Youssou N’Dour, Randy Newman, Michael Nyman, Steve Reich, Compay Segundo, Archie Shepp, John Surman,  Richard Thompson…), una tradizione consolidata della stagione concertistica milanese di primavera guarnita da un programma di proiezioni cinematografiche a tema: eppure nel 2010 “Suoni e Visioni” non si farà. Lo ha confermato la settimana scorsa, con un’intervista al quotidiano La Repubblica, l’assessore alla cultura della Provincia di Milano Novo Umberto Maerna, in carica dal giugno scorso dopo il rinnovo della giunta conseguente alle elezioni amministrative. “Suoni e Visioni non è stata cancellata ma sostituita”, ha spiegato Maerna. “Faremo alcune iniziative sulla sua falsariga, concerti in quattro Comuni della Provincia con una cifra molto più bassa tra giugno e luglio, e l’anno prossimo penseremo a come organizzarla meglio”. 

Il primo a stupirsene è il giornalista Enzo Gentile, cocuratore della rassegna, prima a fianco di Stefano Losurdo, e negli ultimi tredici anni con Marco Piccardi: non tanto perché la cosa non fosse nell’aria, ma perché lui stesso lo ha appreso dall’articolo pubblicato sul quotidiano. “Era dall’estate scorsa che mi facevo vivo con regolarità, cercando di sapere cosa ne sarebbe stato della manifestazione”, racconta Gentile a Rockol. “Nessuno ci ha mai mosso dei rilievi a proposito dei  contenuti della manifestazione, che ha un taglio culturale piuttosto preciso ma nessun colore politico definito. Nessuno mi ha mai fatto sapere quali fossero le decisioni del nuovo assessore”. Da subito è apparso chiaro che c’erano delle difficoltà economiche: “L’edizione 2009, che è stata un successo, si era articolata in dieci appuntamenti ed era costata un po’ meno di 200 mila euro. Stavolta, in base alle indicazioni che ci erano state fornite, avevamo pensato di sfoltire radicalmente il programma riducendo la spesa del 70-75 %, intorno ai 50-60 mila euro. Grazie alle convenzioni in essere e lasciando l’intero incasso dei concerti alle agenzie organizzatrici, la spesa sostenuta per coprire costi generali, promozione e affitto del teatro poteva scendere a poche migliaia di euro anche nel caso di nomi importanti.  A un certo punto è subentrata anche la  possibilità di associarsi a ‘Music workshop’, una rassegna che la Ponderosa Music & Art di Titti Santini organizza al Teatro dell’Arte in collaborazione con la Triennale   tra il 10 maggio e il 3 giugno: anche perché il cartellone (Ballaké Sissoko & Vincent Segal, Piers Faccini, Gonzales, Vinicius Cantuaria, ecc.) era in qualche modo vicino alla nostra sfera d’interesse. Alla Provincia, a quel punto, sarebbe bastato elargire un contributo anche modesto per salvaguardare marchio e festival in attesa di decidere cosa fare l’anno prossimo. Santini, su invito dello stesso assessorato, ha presentato una richiesta formale ma mi risulta che anche lui non abbia avuto risposte. Ci è stato comunicato che per una decisione definitiva bisognava attendere l’approvazione del bilancio, a fine marzo. Ne è seguito un altro periodo di silenzio: fino alla notizia che ho appreso dal giornale”.

Gentile non nasconde la sua amarezza: “Ho inviato una lettera all’Assessore, dichiarandomi sbalordito per quanto accaduto. Non mi è sembrato un comportamento corretto, né dal punto di vista umano né da quello professionale. La Provincia aveva tutti i mezzi per decidere più tempestivamente e per farci conoscere le sue decisioni. A questo punto proporrò magari che ci lascino liberi o in ‘comproprietà’, come si fa con i calciatori: altrimenti tutto il patrimonio costruito in questi anni andrà dilapidato. Stante la situazione, non credo purtroppo che Suoni e Visioni abbia un grande futuro: un improvviso innamoramento nei confronti della manifestazione mi sembra altamente improbabile”. Tira una brutta aria, per i festival e la musica dal vivo? “Sì. E non solo a Milano, in tutta Italia.  Ovunque, la politica sta divorando la cultura. E’ successo con la televisione, ora succede con lo spettacolo dal vivo”.  

 

 

 

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