Jervolino, Jovanotti, Ligabue, Venditti, Vasco etc: l’ecstasy colpisce ancora

Jervolino, Jovanotti, Ligabue, Venditti, Vasco etc: l’ecstasy colpisce ancora
Non si stempera la polemica sul grande rifiuto delle rockstar a dare una mano al governo per combattere la piaga dell’ecstasy. Premesso che ci mancava solo questa, segue la cronaca degli interventi più ‘significativi’ in merito, così come comparsi sui quotidiani di oggi che Rockol seleziona per la consueta rassegna stampa.
Sul "Corriere della Sera" la notizia merita la prima pagina, a mezzo di un corsivo firmato da Isabella Bossi Fedrigotti e intitolato "Il rock di Ponzio Pilato": "Certo, per mettersi con il ministro dell'Interno ci vogliono delle spalle notevoli, perché potrebbe significare una mazzata non indifferente alla popolarità di una rock-star che si rispetti. Presentarsi sul palco con, incombente lì a fianco, la presenza, sia pure invisibile, ma quanto penetrante, di Rosa Russo Jervolino sarebbe come tradire in un attimo un'onorata carriera costruita sulla protesta, sulla trasgressione, sulla presa in giro dei potenti e su quella certa piacevole, scanzonata anarchia .... Nessuna meraviglia, dunque, che Jovanotti, Ligabue e compagni abbiano declinato l'invito del ministro a fare da testimonial in una campagna contro l'ecstasy. Osservano che non si può scaricare su di loro la soluzione di un problema sociale qual è la droga e che sono innumerevoli le figure che avrebbero il dovere di mobilitarsi prima di loro. ... Né è il caso di scandalizzarsi oltre misura per le parole di Vasco Rossi che, interpellato sulla questione, si è schierato in favore della libertà di pillola: che senso ha aspettarsi una condanna dell'ecstasy da chi la droga l'ha sempre, ampiamente, messa in musica? Detto questo ... si sarebbe potuto sperare un po' più di coraggio, e un po' meno di contabile ragionevolezza. Perché se anche una loro parola, ingabbiata negli spot del ministro degli Interni, non riuscisse a far cambiare idea a un solo «pasticcaro» convinto, servirebbe però a salvare la loro immagine di arditi sognatori, di apostoli della follia, di poeti dell'irrealizzabile. Invece, quei loro seri e assennati discorsi sul problema sociale, sul governo che deve usare tutti i mezzi a disposizione, sugli esperti e gli specialisti che devono intervenire per cercare una soluzione suonano così tristemente ovvi e conformisti, così stonati sulla bocca delle nostre gagliarde e libere rock-star, da far nascere il sospetto che abbiano tentato di togliersi più o meno elegantemente dalla mischia. Per non dovere ammettere, magari, che ai loro concerti ci si impasticca né più né meno che in discoteca...".
"Il Giorno", con Chiara Di Clemente, affida la materia alla reazione di Vasco Rossi, a sua volta intervistato dal «Manifesto», che "ribadisce pubblicamente la propria posizione antiproibizionista. Concetti elaborati, s'intuisce pure con sofferenza: la propria esperienza personale («ho timore dell'ecstasy, quando ho preso l'ecstasy l'ho sempre fatto con uno stato d'animo "non tranquillo"), la scomparsa dovuta all'eroina del suo amico Massimo Riva. A un certo punto una frase: «...per mio figlio preferirei un mondo dove anche le pastiglie di ecstasy fossero vendute in farmacia, sotto controllo medico, con sopra scritto che cosa c'è dentro e quando scadono. Come preferirei che — se un giorno dovesse fare la scelta di farsi delle pere di eroina — se le potesse fare in casa, e l'eroina costasse 20 lire». Vasco sostiene che se è praticamente impossibile eliminare la droga, occorre che sia allora lo stato a prenderne il controllo, strappandola dalla «mafia che la fa circolare avariata». Vasco lo sostiene da anni, proprio ieri lo ridice e An (Pedrizzi) grida allo scandalo: «Poveraccio suo figlio — ha commentato il senatore — se tanti ragazzi si ammazzano con l'ecstasy e con tutte le altre droghe la colpa è anche di personaggi come Rossi, che per molti giovani è un idolo, un esempio da seguire. Con un'intervista del genere, Rossi annulla ogni opera di prevenzione, lancia un messaggio che propugna il diritto a drogarsi»".
Sempre sullo stesso quotidiano (ma anche sul "Messaggero", con titolone "Droga, le star si tirano indietro"), si inseriscono anche la posizione di Antonello Venditti e quelle di altri suoi colleghi: "«Noi possiamo anche dire "non fatevi", ma non siamo nelle discoteche. Il fenomeno va studiato. E' lo stato che si deve prendere le sue responsabilità fino in fondo, perché chi si droga cerca risposte che la società non gli dà». Intervengono Max Pezzali degli 883 e Francesco Baccini; Max affida alla categoria a cui appartiene — i cantautori — «al massimo un ruolo di supporto»; Baccini è sull'onda di Ligabue: «L'ecstasy circola nelle discoteche da dieci anni. Il problema dell'Italia è che non è specializzata in prevenzione»".
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