Intanto c'è un po' di confusione. Il disco nuovo, il nuovo programma...
"Sì, sto facendo una cosa assurda, rischiosa. Ma mi consola il fatto che sto imparando una nuova umiltà, mi aiuta a capire che la musica che faccio è solo una delle tante, mi piace guardare nelle partiture degli altri. Mi dà leggerezza, anche perché come al solito ho faticato per finire il disco, c'era cupezza, e così sto alleggerendo la tensione. (...) In una trasmissione come questa la musica ha una sua zona più o meno illuminata, ma effettivamente è sempre uno strano ospite, non ha mai una collocazione così precisa come sarebbe in un recital o in un concerto. Qui è come se mettessi un soprammobile, non si sa mai bene dove". (...)
Ma non c'è un'ipotesi di costruire un programma su di lei, come è successo con Morandi e Celentano?
"Sì, l'avevo in mente: penso che ciascuno di noi, soprattutto se ha venti o trent'anni di storia, possa portare qualcosa. Ma c'era questa priorità, un'ipotesi nata un anno fa, e io in genere tendo a mantenere le promesse. Indubbiamente le trasmissioni autoreferenziali si riescono a compattare meglio, la musica diventa un ritmo narrativo, e non c'è neanche l'imbarazzo di presentare l'ultimo lavoro dell'ospite di turno. In questo caso però sono solo un comprimario, e non c'è volontà di autorappresentazione. Ho appena pubblicato un disco che rappresenta un aspetto di me, non una summa. Dunque sarebbe proponibile ma tra un po' di tempo"».