NEWS   |   dalla Stampa / 09/11/1999

Mina canta Zero: tiepidi i critici

Mina canta Zero: tiepidi i critici
Su tutti i quotidiani, spazio a "Nº 0 Mina", nuovo disco della cantante cremonese, dedicato al repertorio di Renato Zero. Il quale, su "La Repubblica", premette: «Io e Mina ci conosciamo dal lontano 1979, dai tempi della Bussola. Il nostro è stato un grande rapporto di amicizia e di stima, che non si è interrotto mai, anche se per lunghissimo tempo non ci siamo più visti. A giugno di quest'anno abbiamo cominciato a parlare del disco, delle canzoni che lei avrebbe dovuto interpretare, da "Mi vendo" a "Triangolo". Ad agosto sono andato a casa sua, in Svizzera, a Lugano e lì abbiamo registrato "Neri" il brano che apre l' album "Mina numero Zero". Mina è una compagna, una madre, una nonna. Non si sente un mito; gira tra la cucina, il salotto, la sala di registrazione... se la guardi allo specchio non vedi la star, ma la donna. Approvo la sua scelta di ritirarsi dalle scene all'apice del successo. La fama a volte ti risucchia l'anima». Il "Corriere della Sera", informa che «Il mercato ha già dato ampia fiducia a questa operazione: 200 mila dischi in prenotazione. Tanti. Il che fa pensare a una santa alleanza fra i fans dei due artisti. "E' vero" - conferma Massimiliano Pani che ha curato realizzazione e arrangiamento del disco. "E' un pubblico che ama i cantanti capaci di essere drammatici e autoironici. Questo disco è stato una passeggiata in confronto alla realizzazione di Mina-Celentano, resa molto più complicata anche dai continui interventi di Claudia Mori"». Giudizi critici: Mario Luzzatto Fegiz sostiene che «"Neri" non è un granché, e le due primedonne, Mina e Zero, rimangono saldamente ancorate al loro stile con scarsa integrazione. Ma funzionerà soprattutto per l'impasto vocale del ritornello che recita "Pazzi siamo pazzi di noi, perfetta intesa che poi non finisce di sorprenderci". Che ricorda molto da vicino, per scrittura, giro armonico, metrica, clima e melodia, certi classici dei Pooh tipo "Notte a sorpresa" o "Rotolando respirando". Scelta o incidente di percorso dell'arrangiatore Massimiliano Pani? Quanto al resto c'è un notevole sforzo di rilettura del repertorio in "Il cielo", "Amico", mentre "Mi vendo" si esprime in atmosfere minimaliste o rock-decadenti alla Brian Eno, con un risultato più curioso che gradevole. Per "Galeotto fu il canotto" e anche per "Profumi, balocchi e maritozzi" (in parte riscritta da Zero) Mina rispolvera lo stile birignao-balneare delle origini e crea un clima quasi cabarettistico. Disco gradevole e lieve nell'ambito di una formula discografica (la cover monografica) che mostra ormai la corda».
Scrive Gino Castaldo su "La Repubblica": «La canzone nuova, "Neri", fa uno strano effetto. (...) A cantare, insieme, cantano bene. Non è un gioco di opposti come con Pelù, non è un confronto di diverse grane vocali come con Cocciante. In fondo sono ambedue "divine", a modo loro, e da divine duettano, più sublime e astratta la Mina, più teatrale e sentimentale lo Zero, ma nella melodia entrambi esaudiscono i loro voti, e la loro eguale diversità dalle cose comuni, dalla normalità. Si avverte perfino un tocco di complicità, confermato da quello che racconta Massimiliano Pani, produttore dell'album, il quale confida anche che per gli arrangiamenti ha dovuto svolgere un lavoro non facile: "Quelle di Zero sono canzoni costruite su di lui, sul suo personaggio, con un impatto teatrale che lo aiuta a essere sul palco quello che lui è. Spesso per reinventarle abbiamo cercato di asciugarle, di struccarle un poco". (...) Ma anche nei pezzi già noti c'è una stranezza di fondo, dovuta al fatto che la maggior parte delle canzoni di Zero sono legate a una viscerale e personalissima teatralità che è difficile scindere da chi le canta. Laddove ce n'è assolutamente bisogno, come in "Profumi, balocchi e maritozzi" o in "Galeotto fu il canotto", Mina ci mette la sua di teatralità, che è diversa da quella di Zero, è piuttosto uno sberleffo bambinesco, una linguaccia sfrontata che è stata sempre un vezzo della cantante, ma che non necessariamente si addice a queste canzoni, che invece hanno bisogno proprio del popolaresco melò di cui Zero è incontrastato e unico protagonista italiano».
Chiudiamo col parere di Marinella Venegoni su "La Stampa": «Un disco certo monografico come quelli dedicati in precedenza ai Beatles o a Battisti, ma che somiglia piuttosto a un’antologia per la varietà di atmosfere; e accontenta la voglia di eclettismo e imprevedibilità della nostra arietina Signora. Senza troppo scadere nel cheap come talvolta le accade, Mina si abbandona qui spesso al divertimento, alla leggerezza; torna a ripercorrere il sentiero spinoso delle sceneggiate popolane. (...) Molti di questi brani sono anche una scusa per ripercorrere e reinterpretare il sound dei Settanta che oggi piace tanto in giro; Massimiliano Pani governa però la materia musicale con estremo rigore, attento a contenere più che a lasciar esplodere, visto che di abbastanza esplosivo c’è già sua madre. In tutto il disco, il mondo di Zero è ben presente; ma in qualche modo la Signora lo riporta interamente alla propria impronta personale».
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