Elettronica e contaminazioni nell’album d’esordio dei Plastik

Si chiamano tutti e tre Andrea, hanno un’età media di 23 anni e vengono da Varese. Sono i Plastik (si pronuncia con l’accento sulla i), un gruppo che è nato due anni fa e che ha appena pubblicato il suo album di debutto omonimo, presentato qualche sera fa con un’esibizione live al Ringhiera di Milano.
«Abbiamo scelto di chiamarci Plastik perché la plastica è un materiale che ci affascina: è duttile, riciclabile, versatile, e noi la musica la viviamo così, come un materiale da usare e a cui far cambiare faccia ogni volta, come le bottiglie riciclate che diventano penne. Per questo usiamo molto i campionamenti che ci permettono di riutilizzare le esperienze musicali che più ci interessano».
Nelle 11 canzoni dell’album appare evidente l’interesse per le più recenti tendenze della musica elettronica. «Armonie e melodie si richiamano alle esperienze di gruppi come i Cure e i Depeche Mode, che ascoltiamo tantissimo da sempre» spiega Andrea Tibe, il chitarrista del gruppo (gli altri Andrea sono Andrea Dea, basso e voce, e Andrea Bosfx, l’ingegnere del suono della band, tastiere e programmazione). «L’impianto elettronico si richiama invece al trip-hop, anche se è forte l’influenza di un gruppo come i Prodigy. Non mancano una punta di rock e qualche richiamo alla drum’n’ bass. Il fatto è che noi cerchiamo il più possibile di contaminare i generi, alla ricerca di un percorso nuovo e nostro».
I Plastik suonano con un’impostazione molto elettronica («il lavoro di studio è la cosa che ci appassiona di più, perché è la dimensione più congeniale al nostro modo di fare musica») ma da un anno a questa parte hanno introdotto nella loro formazione la batteria acustica (suonata, manco a dirlo, da un quarto Andrea, Andrea Cajo, perché «ormai è diventata una questione di principio; e poi, chiamarsi tutti allo stesso modo non sembra, ma è comodo») e hanno iniziato ad esibirsi dal vivo.
Dal loro album di debutto è già stato estratto un singolo, “Amy”, cui farà presto seguito “Il profeta” (con annesso videoclip) in cui è da segnalare una piccola partecipazione di Aida Cooper. Un brano dalle atmosfere cupe ma, precisa Andrea Tibe, «senza pessimismo, solo con tanta tensione: perché in questo brano noi cantiamo la nostra voglia di salire, di emergere». Ma salire per arrivare dove? «Siamo troppo cerebrali nel nostro modo di fare musica. Per cui non ci aspettiamo certo un successo da hit. Quello che speriamo per il momento è di diventare una realtà. Insomma, di ricavarci uno spazio per poter continuare a fare questo lavoro. E, certo, ci auguriamo che tra un anno siano un po’ di meno a chiedersi “chi sono questi Plastik?”».
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.