Seagram: parte dagli Stati Uniti la prima ondata massiccia di licenziamenti

Saranno circa 1.200 i dipendenti americani che Universal Music Group licenzierà entro le prossime settimane, come conseguenza della fusione operata dalla propria casa madre, la Seagram, con il gruppo Polygram. Nemmeno gli artisti se la vedranno bene: è sensato pensare che 200 di loro verranno tagliati dal catalogo.
Un’anteprima concreta della situazione si è verificata giovedì mattina, quando oltre 500 impiegati sono stati accolti dal servizio d’ordine all’ingresso dell’azienda: i loro effetti personali già impacchettati, la triste notizia ad attenderli sulla soglia. Il piano della casa discografica prevede un incentivo di 3,75 settimane di stipendio per ogni anno di assunzione da corrispondere con effetto immediato a chi accetterà di lasciare subito il proprio posto; nessun incentivo, invece, per i collaboratori precari, che hanno ricevuto un preavviso di sessanta giorni. La cura dimagrante dovrebbe causare, a livello mondiale, ben 3.000 licenziamenti e portare anche, come ulteriore conseguenza, al taglio di diversi contratti di partnership e di distribuzione oggi in essere tra aziende esterne e l’ex PolyGram.
L’obiettivo di Universal Music Group, così come chiarito dai suoi portavoce, è di ottenere risparmi nei costi di gestione fino a 300 milioni di dollari all’anno. Ma vi si arriverà gradualmente, considerando che - nel primo periodo successivo alla drastica ristrutturazione - la diminuzione di nuove pubblicazioni e una cifra compresa tra i 150 e i 200 milioni di dollari destinata a buonuscite incideranno pesantemente sui conti.
La quota di mercato mondiale del gruppo si aggira attualmente intorno al 25%.
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