Live Nation Entertainment: 'Ticketmaster diventerà l'Amazon della musica live'

Live Nation Entertainment: 'Ticketmaster diventerà l'Amazon della musica live'

Un lungo e approfondito articolo a firma di David Segal pubblicato sul New York Times fornisce qualche primo, generico indizio sui progetti di Live Nation Entertainment, il colosso dell’intrattenimento live nato dalla fusione tra il promoter e organizzatore di concerti Live Nation e l’agenzia di ticketing Ticketmaster. In una doppia intervista/ritratto ricca di aneddoti anche divertenti, i due boss dell’azienda, Irving Azoff e Michael Rapino, spiegano di voler potenziare le funzionalità e-commerce di Ticketmaster trasformando la società in una specie di Amazon della musica dal vivo che offrirà formule di abbonamento  ai fan club degli artisti, vendendo articoli di merchandising e pacchetti di prodotti e servizi a prezzi variabili con l’obiettivo di migliorare la  “user experience” del consumatore.

Il giornalista del New York Times parla di potenzialità “rivoluzionarie”, ma osserva anche che “mentre Live Nation Entertainment cerca di creare un’esperienza fan-friendly (…) e di migliorare i suoi margini, deve far fronte a difficili evoluzioni del mercato. Il numero di nuovi gruppi capaci di riempire le arene si sta assottigliando. La società ha fatto poche incursioni  nel campo dell’hip-hop e del rap. Viviamo in un mondo di singoli da scaricare, ma per tradizione sono gli album e i repertori degli artisti a far vendere i grandi tour”. 

Ancora più duro il giudizio di David Pakman della venture capital Venrock, ripreso da Glenn Peoples sul Billboard.biz: in un post sul suo blog intitolato “The sad state of the old media business”  

Pakman definisce i piani annunciati dal management di LNE come “l’anticamera della sua fine”, liquidando i progetti  di Azoff e Rapino come “qualcosa che ho sentito nel 1997 durante i giorni di Internet 1.0. Non solo non è una cosa innovativa, è precisamente il contrario di quel che i fan vogliono dall’industria musicale…Se si intende finanziare il proprio futuro semplicemente aumentando i prezzi dei biglietti e incrementando la vendita di costose t-shirt,  si va incontro a un tonfo clamoroso”. Più probabilmente, come sottolinea lo stesso Peoples, i due esperti manager non hanno voluto scoprire le loro carte, e nessuno sa esattamente che cosa abbiano in mente di fare nei prossimi cinque-dieci anni.  “L’atto di vendere un biglietto”, sostiene il giornalista di Billboard, “è relativamente protetto dagli sconvolgimenti che deve affrontare l’artista che di quella vendita è il beneficiario. Il che pone Live Nation su un piano temporale differente. Le case discografiche debbono trasformarsi subito. Live Nation può attendere, e nel frattempo cogliere i profitti”.

 

 

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