Andy Gill e il lato oscuro di Michael Hutchence

«Non salvarmi da me stesso», mormora la voce. Infatti, nessuno ci è riuscito: Michael Hutchence è morto in modo incredibile, e ora quelle parole, pronunciate in "Don't save me from myself", una delle canzoni del suo disco postumo, suonano come spettrale profezia. Andy Gill, ex Gang of Four, lo ammette: produrre l'album, in uscita in questi giorni, non è stata una faccenda semplice. «Spero che la gente non abbia un'idea preconcetta di questo lavoro. Sarebbe sbagliato pensare a un'operazione commerciale, sia per il livello del disco, che per il fatto che questo era davvero un album a cui lui teneva parecchio. Mi ha telefonato nel 1995, e mi ha chiesto se potevo dargli una mano col suo primo disco solista. Io non lo conoscevo, se non come performer. E' andata a finire che gliel'ho prodotto, scrivendo quasi tutte le canzoni con lui. Chi si aspetta un disco stile INXS si sbaglia. E' un album introspettivo, quasi dark. Michael voleva reinventarsi, pensava agli U2» - e non a caso nel disco appare Bono, che canta la conclusiva "Slide away". «Aveva successo e fama con gli INXS, ma c'era un lato di lui che con il gruppo non riusciva a venir fuori».

In un'intervista che potrete leggere prossimamente nell'apposita sezione di Rockol, Gill spiega di aver realizzato il disco intitolato "Michael Hutchence" praticamente come lo voleva la popstar australiana, ma ammette che la sua mano di produttore si sente in due pezzi. "Flesh and blood" aveva un'ottima traccia vocale, ma ho lavorato molto alla musica perché un testo del genere, molto filosofico, esistenzialista, lo meritava. La musica doveva diventare aspra e minimalista come le parole. E poi "Slide away", che Bono ha cantato dopo la morte di Michael. Non sarebbe stata uguale se lui fosse sopravvissuto: non aveva completato le parti vocali. Ad ascoltare il testo, sembra che sia stato il destino a decidere».
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