NEWS   |   Industria / 28/04/2010

Rudy Zerbi, dopo la Sony: 'Ora farò il produttore'

Rudy Zerbi, dopo la Sony: 'Ora farò il produttore'

Da ieri, 27 aprile, le dimissioni di Rudy Zerbi dalla Sony Music sono ufficiali. E finalmente il  presidente uscente della major di via Amedei  è in grado di fornire i primi dettagli sui suoi nuovi programmi: “Farò il produttore. Curerò progetti discografici e televisivi occupandomi di tutti gli aspetti artistici e creativi, seguirò artisti affermati e nuovi talenti. La televisione, in tutto questo, avrà un ruolo essenziale ma non esclusivo,  al centro della mia attività e dei miei interessi ci sarà sempre la musica. Non ho nessuna intenzione di aprire un’etichetta, comunque, e non mi occuperò di management. Né sarò un ‘produttore artistico’ che si occupa degli arrangiamenti dei pezzi e sta alla console in sala di registrazione”.  Perché questa scelta di campo? “Perché il produttore, nel senso che intendo io, in Italia oggi non lo fa quasi più nessuno. Penso a figure come Alessandro Colombini negli anni ’70, o come Claudio Cecchetto dagli ’80 in poi. O a quello che sono all’estero personaggi leggendari come Clive Davis. In un momento difficile come quello attuale, in cui la gestione dei budget diventa sempre più delicata, il controllo dei costi e della qualità assume importanza centrale e i progetti artistici vanno studiati con la massima cura credo torni ad essere essenziale un ruolo di cerniera tra discografia e mercato.  Lavorerò con chiunque intenda avvalersi della mia collaborazione, senza esclusive”. Da solo o in partnership? “Da solo, su questo voglio essere molto chiaro: non sarò in società con aziende preesistenti o con altre persone. Avrò una mia azienda, con una ragione sociale e uno staff di collaboratori che sarà attivo dopo l’estate”.  

Intanto è anche il momento dei bilanci: “Lascio la Sony  dopo sedici anni di collaborazione e in piena armonia. Lì ho vissuto tutta la mia vita professionale, salendo tutti i gradini della scala gerarchica: promoter radiofonico, ufficio stampa, capo della promozione, direttore marketing, direttore artistico, presidente… Sempre a fianco di Franco Cabrini e con un team che nel tempo è rimasto sostanzialmente omogeneo”. Mai avuto voglia di cambiare aria? “No, e a dire il vero non ho neanche ricevuto chissà quali proposte. Credo che fosse chiara a tutti la mia fedeltà nei confronti dell’azienda e la mia voglia di farne parte. La filosofia della Sony  ha sempre coinciso con il mio modo di vedere le cose.  Io sono votato al ‘popolare’ e al commerciale, anche se le mie scelte artistiche sono andate talvolta in altre direzioni. Sony è sempre stata un’azienda dotata di un grande catalogo storico: anche molto ‘classico’, molto pop, rispetto ad altre aziende che si pregiano di essere più alternative. Ma il tempo sta dimostrando che era una scelta giusta, puntare su artisti che hanno una ‘legacy’ alle spalle e con cui è possibile collaborare su una molteplicità di prodotti e di progetti, oggi che di dischi se ne vendono sempre meno”. 

Eppure il roster Sony, da quando Zerbi è alla guida, si è affollato di nomi nuovi: Giusy Ferreri, Noemi, Alessandra Amoroso, Pierdavide Carone, Loredana Errore. Tutti con un denominatore comune: l’essere “nati” o esplosi grazie alla tv…

“Quando Cabrini ha lasciato l’incarico, mi sono trovato in mano un’enorme ricchezza ma ho anche avvertito che c’era bisogno di cambiare qualcosa”, riflette Zerbi. “Ho voluto provare a fare qualcosa di nuovo, e sapevo che sarei stato criticato. Siamo stati i primi, in Italia, ad entrare nel settore del live con International Music & Arts, e in neanche due anni siamo cresciuti moltissimo: i Litfiba al Forum di Assago li abbiamo portati noi.  Potevamo optare per un promoter maggiore, i soldi non mancavano, ma a che pro? A noi interessava  imparare il mestiere: oggi lo staff Sony e quello di IM&Asi incontrano periodicamente per concordare le strategie. Ci siamo creati un know how e una cultura interna all’azienda”. Altrettanto criticato, anzi di più, è stato l’ingresso massiccio di Sony nei talent show televisivi… “Non sarò un genio ma non sono uno stupido, conosco i pro e contro di questa situazione”, replica Zerbi. “Pensate se avessi lasciato ad altri l’iniziativa: di fronte a un’eventuale crisi di risultati, magari alla necessità di effettuare dei tagli al personale, i miei dipendenti  avrebbero avuto il diritto di chiedermi perché non ero stato capace di garantire certi fatturati. Un buon presidente d’azienda deve cogliere per tempo le evoluzioni del mercato e comportarsi di conseguenza. Da due anni a questa parte, le classifiche lo dimostrano, i dischi che vendono arrivano da un format televisivo”. Nasce da lì la frequentazione di Amici?  "Quando ho iniziato ad andarci tutti mi criticavano perché ci mettevo la faccia, dicevano che mi giocavo la credibilità dell’azienda. E’ stata la produzione  a telefonarmi, un giorno di due anni fa, per invitarmi alla finale. Maria De Filippi, che ha una visione chiarissima delle cose e sa il fatto suo,  si chiedeva perché i suoi ragazzi non avessero successo anche al di fuori della  trasmissione. Ci sono andato per quello: per portare in tv il lavoro del discografico, per fare quello che ho sempre fatto.  Basta leggere Billboard, o Rockol, per capire quel che sta succedendo nel mondo, in America e in Inghilterra questi fenomeni sono in atto da anni. I fatturati calano, le capacità di investimento e di marketing delle case discografiche sono ridotte al lumicino, le campagne tv sono antistoriche e quando le fai non le vede nessuno, il potere di influenza sui media si è drasticamente ridotto.  Se non sfrutti l’unico medium che ancora funziona…e non parlo solo di X Factor e di Amici, ma di programmi come High School Musical o Glee che in America fanno ascolti pazzeschi.  In tutto questo, il discografico conserva un ruolo importante: conta la qualità della musica, non tutti i vincitori dei talent hanno avuto successo. E  io credo che nel loro genere, il pop, i dischi di Giusy Ferreri e di Alessandra Amoroso, di Loredana Errore e di Pierdavide Carone siano dei signori dischi”. Una svolta, di quelle che cambiano la vita: “Più approfondivo la conoscenza con Maria De Filippi”, conferma Zerbi,  “più capivo che aveva molto da insegnarmi. E’ stato  uno degli incontri fondamentali della mia carriera: gli altri maestri sono stati  Cabrini, Claudia Mori e Gianni Morandi, un artista di enorme esperienza, serietà e professionalità senza il quale avrei fatto la metà di quel che ho fatto”. Tutto positivo, dunque, nel bilancio di questi anni? “Ho solo un rammarico: non essere riuscito a portare a termine, assieme ai miei colleghi, uno o più accordi con gli Internet Service Providers. E’ stato il loro atteggiamento, diciamo poco elegante, a impedirlo: ci sono stati alcuni incontri davvero spiacevoli, erano convinti di poterci comprare per due lire… E invece, in  un momento in cui tutti la danno per morta, io credo ancora moltissimo nelle potenzialità della discografia. Se fossi un artista, oggi, starei ancora con una multinazionale. Non me ne vado perché credo che tutto stia per crollare, ma perché a 41 anni ho voglia di fare altro. Ora o mai più. E lascio un’azienda in salute, con un roster rinnovato e tanti giovani artisti in classifica. I problemi sono stati superati (Zerbi si riferisce implicitamente al “buco” finanziario legato alla gestione dei resi). E sono molto felice di passare il testimone a un professionista come Andrea Rosi, un ottimo manager con tanti anni di esperienza alle spalle. Apprezzo molto il fatto che sia lui che i dirigenti Sony all’estero mi abbiano chiesto di continuare a collaborare, è un segno importante di fiducia. Mi affascina l’idea di continuare a lavorare sulla musica senza i vincoli di una casa discografica e senza l’assillo dei numeri: mi sono sempre sentito più un  direttore artistico che un amministratore delegato. Preferisco fare qualche budget meeting in meno, e avere più tempo da dedicare agli artisti”. Fin qui i progetti concreti. E i sogni nel cassetto? “Ho contribuito alla reunion dei Litfiba…Magari potessi fare qualcosa per rimettere insieme gli Smiths, il mio gruppo preferito di tutti i tempi!”.