Rudy Zerbi, dopo la Sony: 'Ora farò il produttore'

Da ieri, 27 aprile, le dimissioni di Rudy Zerbi dalla Sony Music sono ufficiali. E finalmente il  presidente uscente della major di via Amedei  è in grado di fornire i primi dettagli sui suoi nuovi programmi: “Farò il produttore. Curerò progetti discografici e televisivi occupandomi di tutti gli aspetti artistici e creativi, seguirò artisti affermati e nuovi talenti. La televisione, in tutto questo, avrà un ruolo essenziale ma non esclusivo,  al centro della mia attività e dei miei interessi ci sarà sempre la musica. Non ho nessuna intenzione di aprire un’etichetta, comunque, e non mi occuperò di management. Né sarò un ‘produttore artistico’ che si occupa degli arrangiamenti dei pezzi e sta alla console in sala di registrazione”.  Perché questa scelta di campo? “Perché il produttore, nel senso che intendo io, in Italia oggi non lo fa quasi più nessuno. Penso a figure come Alessandro Colombini negli anni ’70, o come Claudio Cecchetto dagli ’80 in poi. O a quello che sono all’estero personaggi leggendari come Clive Davis. In un momento difficile come quello attuale, in cui la gestione dei budget diventa sempre più delicata, il controllo dei costi e della qualità assume importanza centrale e i progetti artistici vanno studiati con la massima cura credo torni ad essere essenziale un ruolo di cerniera tra discografia e mercato.  Lavorerò con chiunque intenda avvalersi della mia collaborazione, senza esclusive”. Da solo o in partnership? “Da solo, su questo voglio essere molto chiaro: non sarò in società con aziende preesistenti o con altre persone. Avrò una mia azienda, con una ragione sociale e uno staff di collaboratori che sarà attivo dopo l’estate”.  

    Da ieri, 27 aprile, le dimissioni di Rudy Zerbi dalla Sony Music sono ufficiali. E finalmente il  presidente uscente della major di via Amedei  è in grado di fornire i primi dettagli sui suoi nuovi programmi: “Farò il produttore. Curerò progetti discografici e televisivi occupandomi di tutti gli aspetti artistici e creativi, seguirò artisti affermati e nuovi talenti. La televisione, in tutto questo, avrà un ruolo essenziale ma non esclusivo,  al centro della mia attività e dei miei interessi ci sarà sempre la musica. Non ho nessuna intenzione di aprire un’etichetta, comunque, e non mi occuperò di management. Né sarò un ‘produttore artistico’ che si occupa degli arrangiamenti dei pezzi e sta alla console in sala di registrazione”.  Perché questa scelta di campo? “Perché il produttore, nel senso che intendo io, in Italia oggi non lo fa quasi più nessuno. Penso a figure come Alessandro Colombini negli anni ’70, o come Claudio Cecchetto dagli ’80 in poi. O a quello che sono all’estero personaggi leggendari come Clive Davis. In un momento difficile come quello attuale, in cui la gestione dei budget diventa sempre più delicata, il controllo dei costi e della qualità assume importanza centrale e i progetti artistici vanno studiati con la massima cura credo torni ad essere essenziale un ruolo di cerniera tra discografia e mercato.  Lavorerò con chiunque intenda avvalersi della mia collaborazione, senza esclusive”. Da solo o in partnership? “Da solo, su questo voglio essere molto chiaro: non sarò in società con aziende preesistenti o con altre persone. Avrò una mia azienda, con una ragione sociale e uno staff di collaboratori che sarà attivo dopo l’estate”.  

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