Chayanne live a Madrid: sold out per la rivelazione latina. Il concerto e l'intervista

Ad attenderlo, nella Plaza de Toros la Cubierta di Leganes, a Madrid, ci sono più di diecimila fans, quasi tutti giovanissimi: e quello di Chayanne – vero nome Elmer Figueroa, da 20 anni sulle scene musicali prima con la teen band portoricana dei Los Chicos, poi dal 1989 come solista, 14 dischi incisi di cui 7 in proprio, l’ultimo, “Atado a tu amor”, ha raggiunto in Spagna la cifra record di 600mila copie vendute, portando il totale dei suoi dischi venduti a oltre 5 milioni in tutto il mondo – sembra un trionfo già annunciato in partenza: alle 22 la grande struttura piramidale che occupa il palco si apre dal centro verso l’alto, mettendo in mostra due ali di farfalla che diventano due maxischermi ad occupare i lati della postazione di Chayanne, in cima alla piramide e quindi sopraelevata. Da lì, grazie ad un elevatore, il performer portoricano può muoversi agevolmente scendendo sul palco per le coreografie più scatenate e tornare poi su per i brani più romantici. Gran parte del concerto è dedicato alle canzoni del nuovo e più recente album “Atado a tu amor”, sicuramente il suo sforzo professionale più ambizioso (in Italia l’album è contiene anche la versione di “Camminando camminando” cantata in coppia con Anna Oxa e presentata nel corso dell’ultimo Festivalbar) . In un tripudio da stadio e con uno spettacolo che alterna sapientemente brani veloci a lenti cantati in coro, e che molto ricorda le esibizioni di Ricky Martin, suo illustre connazionale, e sul versante italiano quelle di Eros Ramazzotti, Chayanne ha dimostrato però di avere una marcia in più rispetto ai possibili rivali, rappresentata proprio dal ballo. Decisamente più bravo del bel Martin, altrettanto a suo agio sui brani lenti come il miglior Ramazzotti da esportazione, Chayanne dà il meglio di sé in tutti quei brani – e non sono pochi – in cui canta e balla sulle coreografie del suo corpo di ballo, studiate in un mese e mezzo di dure prove a Miami: un sorriso da vero performer stampato sul volto, Chayanne è capace di muoversi con sicurezza e confidenza in passaggi decisamente impegnativi, mentre la sua musica, sicuramente la più legata alla tradizione dei Caraibi tra gli appartenenti alla nuova “Ola Latina”, ha buon gioco nello scatenare il pubblico. E’ proprio in quei momenti che si percepisce l’atmosfera fortemente sensuale della sua performance, fortemente voluta e urlata a gran voce dallo straripante pubblico femminile, che lancia grida d’ammirazione selvaggia ad ogni suo minimo movimento di bacino, così come di fronte ai fisici scolpiti dei ballerini. Accompagnato da una band di tutto rispetto – tre fiati, tre coristi e poi basso, chitarra, batteria, percussioni, tastiere, quattro ballerini statunitensi(due uomini e due donne) - Chayanne fa ballare sugli spalti e nell’arena con “Enamorado” – trascinante cover di “A namorada” di Carlinhos Brown -, “Baila baila”, “Salomé” – attuale singolo di Chayanne e presentato anche questo al Festivalbar – “Guajira”, “Dejaria todo”, mentre per “Tiempo de vals” – una sorta di valzer dalle ritmiche latineggianti – la vincitrice di un concorso per fans viene fatta accomodare sul palco e assiste, febbricitante dall’emozione, all’esibizione del suo beniamino, che alla fine si lascia abbracciare nel tripudio generale. Altrettanto successo e cori da stadio accolgono le sue canzoni lente, dalla title-track “Atado a tu amor” a “Totalmente enamorado”, da “Mira ven ven” a “Refugio de amor” – duetto con Vanessa Williams realizzato per il film che ha segnato il suo debutto nel cinema di serie A, “Dance with me” – da “Pienso en ti” a “Nadia como tu”, con la plaza de toros ad illuminarsi di accendini e cerchietti fluorescenti. Dopo un’ora e mezza il concerto ha fine, ma solo per qualche minuto, visto che quando Chayanne e la band torneranno per i bis rimarranno sul palco per un’altra mezz’ora. Poi dopo “Soy como un nino” Chayanne va via per davvero, i musicisti e i ballerini sfilano sul palco mentre la gigantesca piramide richiude il suo cuore e le luci del palco di spengono. Mentre la gente sciama via dall’Arena in tempo per la notte madrilena (che decolla verso le due e mezza), nel backstage c’è tempo per un fugace incontro con il cantante, che per l’occasione viene insignito dalla Sony Music spagnola del sestuplo disco di platino per le 600mila copie vendute di “Atado a tu amor”. Chayanne è estremamente disponibile e tranquillo, nonostante intorno a lui l’atmosfera frenetica inviterebbe a festeggiamenti selvaggi:
«Niente stravizi. Ho ancora almeno un mese di concerti», dice, «a Miami, in Brasile, Messico, Colombia. Poi programmi televisivi in Spagna, a Parigi e in Italia, dove verrò per fare il nuovo show di Raffaella Carrà, uno dei miei idoli».
Davvero?
«Certo. Lei è stata uno dei primi modelli: un’artista completa, capace di ballare, cantare, coinvolgere il pubblico».

Nel tuo show quanto c’è di studiato e quanto di improvvisato?
«C’è un grande lavoro, dietro, sicuramente. E un attento studio dei dettagli, che poi alla fine sono ciò che rende uno show diverso dagli altri. La parte più dura riguarda l’organizzazione: trovare il gruppo, provare tutte le canzoni e nel frattempo fare la stessa cosa con le coreografie e i ballerini: messo tutto insieme, perfezionarlo fino a quando lo show procede senza nessun intoppo, almeno nelle prove! Poi si parte per il tour, e lì, quando sali sul palco sicuro che tutto funzioni per il meglio, puoi lasciarti andare a far venire fuori anche il tuo lato più libero».

Ti imbarazza essere l’oggetto sessuale di tutte queste ragazze?
«No, anzi, mi fa piacere. Credo che poi non ci sia niente che non vada, è tutto molto spontaneo, simpatico, un gioco che finisce al concerto».

Cosa ne pensi dell’onda latina che ha travolto l’Europa?
«Penso che questa musica c’è sempre stata e che, più che una riscoperta del pubblico, sia stata riscoperta dalle case discografiche. Io sono in giro da vent’anni, Luis Miguel pure, Ricky Martin da molto anche lui: nessuno è un artista improvvisato, e questa musica regala emozioni forti».

A chi ti ispiravi quando hai iniziato?
«A Raffaella Carrà, Julio Iglesias, Kool & The Gang, Abba, Commodores e a un cantante di Portorico che si chiama Nino Bravo».

Che ricordi hai del Festivalbar e del duetto con Anna Oxa?
«Bellissimi, naturalmente. Ho conosciuto Sting, che è un altro mio grande idolo. E ho cercato di imparare il più possibile anche da quella esperienza, visto che in Italia sono ancora uno sconosciuto. E’ curioso, però: l’altro giorno ero all’aeroporto di Lisbona e sono stato avvicinato da alcune ragazze italiane, che mi hanno chiesto: “Ma tu sei Chayanne, vero? Ti abbiamo visto al Festivalbar, complimenti, ci piace molto la tua canzone!”. Così adesso ho i miei primi fans italiani grazie al Festivalbar!»

Cosa sogni ancora per il tuo futuro, visto che molti obiettivi li hai già raggiunti?
«Di fare un tour mondiale, e poi di continuare a fare dischi e film, come Elvis Presley e Barbra Streisand. A novembre proseguirò con dei concerti negli Stati Uniti e farò anche un concerto da Madrid per l’Unicef. Poi, a gennaio, mi aspetta un altro film».

Tanto lavoro, non c’è che dire: ma hai un po’ di tempo per la tua vita privata?
«Sì, faccio due settimane di vacanza a Natale, e torno dalla mia famiglia in Portorico. Loro sono molto comprensivi, e capiscono che in questo momento non posso distrarmi dalla carriera. Ho lavorato molto duramente per arrivare a questo successo e mi piace fare questa vita, anche se è faticosa»

Quindi a Capodanno niente lavoro…
«Assolutamente no. A Capodanno, famiglia, tv, e cena con i parenti. Sono in vacanza, no?»
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