Ligabue day: terza parte, l'incontro/scontro con i giornalisti

Ligabue day: terza parte, l'incontro/scontro con i giornalisti
Di fatto è proprio il rapporto con i media a tenere banco durante i venti minuti di chiacchiere che vedono Luciano intrattenersi con i rappresentanti della stampa: ecco, di seguito, un ampio estratto della conferenza stampa improvvisata:

Hai fatto un video molto forte…
Sì, parla di come la popolarità modifica realmente la nostra identità. Per le persone diventiamo qualcos’altro rispetto a ciò che siamo realmente, e così alla fine ti trovi a dover fare i conti con le proiezioni che la gente si fa di te. E’ una cosa che ti sfasa un po’. Nel video lo si vede, c’è questo percorso in apparenza tutto rose e fiori, che nella realtà è un po’ meno rose e fiori a mano a mano che vai avanti, anche relazionandolo alla mole di successo.

Forse sarebbe meglio rinunciare un po’ al successo…
Non so se uno può scegliere, so che io all’epoca proposi questo discorso con “Buon compleanno Elvis”: noi nasciamo e siamo programmati per inseguire il successo, e la gente pensa che saremo felici soltanto dopo aver superato certe soglie di popolarità, cosa che è una stronzata totale: ne abbiamo un esempio evidente in questo simbolo che era Elvis, nato e cresciuto sull’onda di un successo spaventoso, forse la persona più popolare del mondo per un certo periodo di tempo, e morto per causa di quel successo.

E’ questo il lato peggiore di questa professione?
Io lo trovo il lato più difficoltoso nel senso che ormai non sono più io che parlo per me, sono gli altri che parlano per me, sono i giornali che tante volte parlano per me, mi mettono in bocca cose che non dico… è una cosa dalla quale è anche molto difficile difendersi… Gigio Rancilio (cronista dell’Avvenire, aveva criticato l’operazione “Il mio nome è mai più” in un articolo uscito il primo giugno scorso con il titolo “Rock star pacifiste senza coraggio”, nel quale lanciava una provocazione: “perché invece di limitarvi a cantare contro le guerre non invitate i vostri fan a spendersi di più, venendo magari insieme a voi a lavorare in un campo umanitario in Kosovo o in un altro Paese martoriato dalla guerra?”, ndr) ha scritto un articolo il giorno in cui uscivamo con “Il mio nome è mai più” e ci ha attaccati prima ancora di sapere che l’operazione non era specifica per il Kosovo parlando del Kosovo non ci ha dato neanche il tempo di poterne parlare…

replica l’interessato:Veramente ho lanciato una provocazione a cui non avete risposto…
A cui non abbiamo voluto rispondere… perché comunque il nostro mestiere è quello di portare avanti le cose, non fare il mestiere anche per voi, io non ho voglia di rispondere a una provocazione o preoccuparmi di quella cosa lì perché comunque a te fa comodo giornalisticamente. Io vorrei poter portare avanti il mio mestiere e non è facile, perché è molto più comodo stare nel tinello di casa tua e sparare a zero su chi cerca di fare qualcos’altro che non sia una canzone come questa. Una canzone difficile, su un tema difficile che non era in realtà contro la guerra ma era contro tutte le guerre, che voleva dire: “Ragazzi, sappiate che noi rifiutiamo l’idea che il pacifismo sia un valore per forza di cose politico, non accettiamo l’idea che essere pacifisti significhi essere coglioni”. Siamo riusciti a fare una cosa in modo tale da non sembrare assolutamente “We are The world”, e abbiamo portato avanti un discorso che alla fine ha prodotto il record di vendite di un cd single in Italia, quindi alcuni miliardi che sono finiti alle vittime. Certo, è facile mettersi lì a criticare, e allora è ancora più facile sentirsi un po’ imbecilli, perché poi a uno come me passa la voglia di fare qualsiasi cosa e di tornare ad aspettare che siano gli altri a muoversi.

Parlando di canzoni: c’è un pezzo intitolato “Kay è stata qui” che affronta il tema della droga…
Kay è una canzone non finita su “Buon compleanno Elvis” non ricordo neanche perché, però annunciavo quella canzone in “Leggero”, dove la citavo insieme ad altre canzoni…l’argomento l’ho affrontato molto approfonditamente e chiaramente nel mio film: la mia è una posizione di libero arbitrio, dettata dalla convinzione che uno deve fare le scelte che crede. Penso che se uno ha la corretta informazione e dice “io so il tipo di piacere e il tipo di conseguenze che pago nel farmi di queste cose”, deve avere il diritto di decidere di farsi o di non farsi. Questo è un diritto che gli spetta e questo è ciò che ho sempre detto nonostante non faccia comodo che io lo dico, perché forse dovrei essere più buonista.

Quindi sei, come Vasco, per la vendita della droga in farmacia…
Io sono per una corretta informazione e per una libera scelta. Ognuno deve fare della propria vita quello che crede, nel momento in cui sa ciò cui va incontro. Questo non vuol dire legalizzazione: quello è un problema troppo complesso e troppo difficile, io non ho una posizione così netta a proposito, ci sono dei vantaggi e degli svantaggi.

“Miss mondo” è un disco rock meno sguaiato del precedente…
Credo e spero che dipenda anche dalla mia maturità. Io ho trentanove anni e credo di essere più consapevole di qualche tempo fa rispetto all’utilizzo della sala d’incisione e degli elementi umani, come ad esempio i miei musicisti, che sono stati determinanti per fare questa cosa.

Gli stranieri che hanno lavorato all’album (David Foster, Gavyn Wright, London Session Orchestra) quanto lo hanno reso più internazionale…
Direi che hanno portato la loro cultura. Loro da tantissimo tempo sono abituati a lavorare in materia pop rock, mentre i nostri missaggi sono tutti gonfiati con una voce enorme, per avere il prodotto più ‘grosso’ possibile… però poi alla fine il disco non suona, mentre loro in realtà ragionano su altre dinamiche, molto più secche, con la voce in un posto creato scavando le frequenze intorno al suono.

Quello di stasera che concerto sarà?
Sarà un concerto in cui vorremmo fare in modo che lo spettacolo sia soprattutto il contenitore, cioè l’Arena. Per cui il palco sarà assolutamente vuoto, le casse sono appese a due gru enormi esterne per fare in modo che non ci siano impalcature di metallo. Useremo le gradinate come sfondo per la proiezione di immagini e le luci sono disseminate all’interno dell’Arena, si vedrà un palco spoglio con noi e gli strumenti e uno spettacolo pensato molto bene da chi l’ha organizzato. Per il tour avremo a disposizione dei palazzetti dello sport quindi lo spettacolo sarà diverso, anche se manterremo alcune idee come le proiezioni dei dati sulle 51 guerre in corso e sul numero di vittime che si possono contare in vent’anni di guerra in Afghanistan. Questi dati saranno aggiunti ad altri più ironici in futuro…

Perché la scelta dei dati?
E’ una scelta che rientra nel progetto de “Il mio nome è mai più”, una canzone che nasce dall’emotività, e che poi abbiamo usato per fare informazione, pubblicando in un opuscolo i dati relativi ai cinque progetti che usufruiscono dei miliardi che abbiamo fatto con la canzone.

Quanti soldi avete fatto con le vendite del singolo?
Sono 4mila a copia per 500mila copie, i conti fateli voi (2 miliardi circa, ndr): in più ci sono i diritti d’autore che arriveranno nei prossimi mesi.

Spiegaci la copertina dell’album… (che raffigura una donna incinta con la fascia di Miss Mondo, mentre sullo sfondo campeggiano due enormi silos con dietro un treno merci in corsa)
La copertina vuole essere interpretabile, a volte io stesso la vedo cupa e altre volte rasserenante. Miss Mondo è un simbolo forte, anche tragico e crudele: viene eletta una per come l’ha fatta madre natura, non per meriti suoi, con tutto il teatrino di colleghe che si fingono commosse ma in realtà la odiano, e questa ragazza per un minuto è la donna più popolare della terra: tutti gli uomini la vorrebbero ‘conoscere’ e le donne che o la ammirano o la odiano. Morale: dopo questo minuto e nessuno si ricorda più della tua faccia, ma credo che dipenda dai tempi che viviamo, tempi di gente che dimentica molto facilmente, di simboli forti e gonfiati. Ho voluto una Miss Mondo incinta anzitutto perché non capisco perché ai concorsi non c’è mai una donna in cinta, e poi anche per arricchire la sua figura di speranza, con questo bambino che rappresenta il futuro, il millennio. La storia della fine millennio per me è una stronzata, beninteso, però credo che sia una occasione per riflettere, e ogni riflessione è buona quando si viene bombardati da troppa informazione.

Hai scelto Oriali al posto di Marini solo perché era una rima migliore?
Oriali è meglio per un immagine molto chiara: della finale dei Mondiali di calcio dell’82 poche cose che ci sono rimaste impresse, Tardelli che esulta, Pertini che dice: “non ci prendono più”, e l’odio per i tedeschi che picchiano Oriali. Oriali è lì, forse in una posizione che è al di sopra delle sue possibilità, ma cosa può fare? Coprire la palla, prendere i calci, far passare il tempo, portare a casa il risultato. Io mi sento molto così…

Ma tu i calci li dai anche…
A volte, per difendermi: però sono uno che cerca di tenere corta la palla, di stare davanti alla difesa…

Luciano, sei incazzato…?
Non sono incazzato, faccio fatica a vedere rappresentata la mia voce perché credo che quello che faccio sia molto chiaro, sia nel film, che nelle canzoni. Mi dispiace dover giustificare frasi che non emetto, mi dispiace trovarmi nella condizione pesante di dover sentire che il mio pensiero non è rappresentato correttamente, e questo lo trovo scorretto, lo trovo brutto, anche perché se qualcuno ti da un certo livello di credibilità non capisco perché vada smontata per qualche motivo che non dipende da te…

Nel video alla fine riesci a trovi una via d’uscita, qui, alla vigilia di un tour e di un disco in uscita, come pensi di cavartela?
Lo scopriremo solo vivendo….

Cosa resterà degli anni 90?
Spero un po’ di dischi miei…

E’ vero che collaborerai con Francesco Guccini?
Sì, presto faremo qualcosa insieme…

(continua)
Dall'archivio di Rockol - Ligabue racconta "Made in Italy" sul set del film
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