Lucio Battisti Day: i parenti dicono la loro e il mistero del clip di Celentano

Lucio Battisti Day: i parenti dicono la loro e il mistero del clip di Celentano

Non doveva succedere, prima o poi doveva succedere, e alla fine è successo: anche Lucio Battisti ha avuto il suo teatrino familiare, tessuto e messo in scena dai media.

L'occasione è l'avvicinarsi del primo anniversario della sua scomparsa (avvenuta lo scorso 9 settembre) e le celebrazioni che, nella fattispecie, il paesino natale dell'artista, Poggio Bustone, ha deciso di organizzare per rendere onore al suo concittadino più illustre. Una messa, un concerto con Adriano Pappalardo, Bruno Lauzi, Formula Tre e gli allievi del CET di Mogol, poi l'inaugurazione del parco ribattezzato "I giardini di Marzo" e della statua in Bronzo alta quasi tre metri e raffigurante Battisti ad opera dello scultore Manuel Campus. Valerio Cappelli, per il Corriere della Sera, indaga in paese, e scopre che tra il clan di Molteno (la moglie di Lucio, Grazia Letizia Veronese e il figlio Luca) e quello di Poggio Bustone (famiglia Battisti in tutte le sue diramazioni parentali) corre un silenzio in odor di 'snobismo', ma che questo non impedirà al paesino in provincia di Rieti di ricordare il cantante. Piovono i ricordi e le associazioni ad opera dei cugini di Lucio. "Amava il suo paese e lo aveva citato anche nella canzone "Una giornata uggiosa" ("Sogno il mio paese infine dignitoso")".Ma i testi non li scriveva Mogol? "Io dico che molte parole erano sue", dice la cugina Ida, che si sbilancia aggiungendo "non di Mogol, che non mi è mai piaciuto, mi sembra falso. Senza Lucio non ha più combinato molto". I ricordi ammantano di nostalgia anche il testo di "I giardini di Marzo", mentre i cugini si chiedono perché Lucio debba essere seppellito nella 'straniera' Molteno invece che accanto a sua madre, cui era fortemente legato. Il resto è aneddotica risaputa su Battisti ("amava le fettuccine, era cicciottello, suo padre quasi gli spaccò la chitarra in testa, ecc.) e considerazioni di colore. Ma suo padre, Alfiero Battisti, 86 anni, che adesso vive a Roma accudito dalla sorella di Lucio, Albarita, che ne pensa? Buon sangue non mente, visto che per voce della sorella manda a dire "Non vogliamo parlare". Almeno lui resiste.Ma un po' di sceneggiata arriva anche dalla vecchia/nuova coppia d'oro della musica italiana, quella rappresentata da Adriano Celentano e Mogol, freschi di lavoro comune (e del comune successo) per l'album del Molleggiato "Io non so parlar d'amore". Andrea Silenzi, su Repubblica, ricostruisce nei dettagli la storia di "Arcobaleno", una delle canzoni dell'album, una sorta di "tributo non tributo" a Battisti che però si è guadagnata addirittura lo spazio promozionale garantito dal "TG-2 Dossier" dedicato a Battisti e andato in onda venerdì 3 settembre. Programmato inizialmente per essere presentato il prossimo 7 ottobre nella prima puntata del nuovo programma tv di Celentano, il clip è stato montato in fretta e furia (dallo stesso Celentano) per poter essere mostrato nel corso del "Dossier" dedicato a Battisti: questo nonostante Mogol continui a nicchiare a proposito del testo, dedicato ad un amico scomparso e senza precisi riferimenti all'ex-compagno di una vita. Celentano, però, deve averla pensata diversamente, visto che ha premuto per avere il video nel progamma di Michele Bovi per Raidue. Ci chiediamo: ma mettersi d'accordo sulla verità da dire ai media, una volta per tutte, invece di coltivare un'low profile' che sembra mascherare poco e male tanta voglia di apparire? .

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