Jeannette Lee (Rough Trade): 'L'industria discografica è ancora sessista'

Anche nel ventunesimo secolo, l’industria musicale resta un business sostanzialmente sessista. L’accusa arriva per bocca di Jeannette Lee, ex agitatrice della scena punk londinese ed ex componente dei PiL di John Lydon nonché cofondatrice e codirettrice della famosa etichetta indipendente Rough Trade. “Se entro in una stanza con Geoff (Travis, il suo socio in Rough Trade) la gente pensa che io sia la sua assistente personale”, ha detto intervenendo alla conferenza Women in Music & Entertainment organizzata dalla Association of Independent Music (AIM) al Cargo di Londra e di cui riferisce ampiamente Juliana Koranteng sul sito Billboard.biz “Credo che gli uomini si sentano minacciati dalle donne capaci, e talvolta quando entro in una sala riunioni non sanno cosa dirmi”.  Tanto più difficile, conciliare il lavoro di discografico con l’essere donna, se si ha una famiglia da mandare avanti: “Mi capita spesso di andare a un concerto e tornare a casa in auto alle 3 di notte. Ma oggi i miei figli, ormai adolescenti, sono orgogliosi di quel che ho fatto. Non c’è bisogno di flirtare o farsela con qualcuno, basta fare bene il proprio lavoro”. 

“Nell’ambiente continuano a identificare me con la Rough Trade e non pensano a Jeannette come una partner alla pari: in tutto questo c’entra una forma di sessismo vecchia maniera”, ha confermato Travis, aggiungendo che “è inconcepibile pensare che la Rough Trade avrebbe avuto successo senza di lei. Lennon aveva McCartney…io ho Jeannette Lee”.

La Rough Trade, che ha lanciato gruppi come Smiths, Pulp, Libertines e Strokes e che oggi è controllata al 49 % dal Beggars Group (“Loro ci capiscono perché hanno cominciato come noi, con un negozio di dischi. Mentre la Sanctuary non ci capiva perché era specializzata in heavy metal”: così la Lee), impiega attualmente otto donne e quattro uomini, ma la situazione nell’industria in generale è molto diversa: una ricerca condotta dall’istituto per le Creative & Cultural Skills informa che nel Regno Unito i lavoratori del settore sono per il 66 % di sesso maschile (a Londra le donne sono solo il 30 %). Una delle cause principali è costituita dalla differenza di stipendio, dal momento che il 47 % delle donne impiegate nella discografia (contro il 35 % degli uomini) guadagna meno di 10 mila sterline all’anno.  “Con quella cifra”, ha commentato a Billboard.biz il presidente di C&C Skills David Worthington, “nessuno è in grado di sopravvivere a Londra”.

 

 

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