Mangiarotti sottolinea che Zucchero è in pace con tutti, tranne che con "Striscia la notizia". «Mi avevano detto che eravamo a telecamere spente. Non rinnego il linguaggio "pesante": è quello che uso con gli amici. Chiedo invece scusa al pubblico e dico che quando uno insiste nell’insistere si va oltre il diritto di cronaca», dice il soulman.
Per quanto riguarda invece Michele Pecora, Zucchero dice: «Non c’è stata alcuna azione legale da parte di Michele Pecora con cui ero e sono in ottimi rapporti. (...) Ci siamo rivisti nel tempo e Pecora ha ribadito, di recente, la sua stima. Ha persino detto che gli piace "Blue". (...) Si dà alla gente la convinzione che esista un plagio senza una causa, una sentenza. O una perizia seria. Io chiedo solo di andare avanti con il mio lavoro. Faccio dischi, sento rumori e suoni del mondo. Non mi sono mai ritenuto un genio o una rockstar, sono un mestierante. Ma so benissimo quando è un plagio e non lo è. Non sono un suicida. E qui non c’è stata la volontà di copiare: non lo farei per rispetto del mio pubblico e del diritto d’autore. C’è solo un arpeggio e qualche battuta, ci sono due parole uguali (che peraltro ha scritto Pasquale Panella). La verità è che siamo tutti sotto tiro: ogni volta che esce un disco, c’è qualcuno che ci prova».
Curiosamente, il "Corriere della Sera", presumibilmente invitato a discutere con Zucchero della questione, decide di pubblicare solamente un trafiletto di poche righe dedicato all’album di duetti («Di sicuro ci sarà un pezzo che registrai con Miles Davis», dice Zucchero) e al tour mondiale (partenza il 12 febbraio).