99 Posse, in tour per dimostrare di non essere cambiati

99 Posse, in tour per dimostrare di non essere cambiati
I 99 Posse nel "giro grosso", seconda puntata. Dopo il disco, ora il gruppo napoletano si sta cimentando col primo tour con alle spalle una grossa casa discografica. La cosa potrebbe porre qualche problema di identità a chi è cresciuto nei centri sociali e fino a pochi mesi fa apriva il concerto leggendo una lista di irriducibili delle BR detenuti nelle patrie galere. Ma Zulu, tranquillo, spiega:
«La nostra posizione non è cambiata, come si può capire ascoltando il nostro ultimo album. Oggi abbiamo la possibilità di fare arrivare il nostro messaggio a più gente, e possiamo dire di aver scoperto alcuni meccanismi di accumulo del plusvalore dall'interno. Ad esempio scopriamo che registrare un disco a Londra e fare uno spettacolo con fior di impianto luci non costringe a fissare il prezzo del disco a 40.000 lire e quello del biglietto a 50.000: per il nostro album siamo riusciti a imporre un prezzo inferiore alle trentamila lire e i nostri concerti costano al massimo 15.000 lire. Inoltre cerchiamo di utilizzare i minimi vantaggi della nostra posizione per cambiare le cose: creando strutture alternative per i tecnici e gli artisti con cui ci interessa lavorare. Ognuno usa le case discografiche come crede, e anche il pubblico non sfugge a questo rapporto: se la gente compra un disco immondo come quello di Mina e Celentano, è una sua scelta, ma è importante che possa scegliere anche altro».
Avete ricevuto l'appoggio di artisti affermati come Pino Daniele, Vasco Rossi, Jovanotti e via dicendo. Non vi sentite usati da gente che trova più conveniente "mandare avanti voi" per dimostrarsi radicale ma intanto continua a fare il Festivalbar e canzoni da hit-parade?
«E' lo stesso discorso di prima: noi abbiamo ottenuto dei vantaggi da loro, siamo riusciti a far sentire un messaggio che prima potevamo rivolgere a pochi. In ogni caso, non possiamo entrare nella testa di Jovanotti per capire se condivide quello che diciamo», sottolinea Meg; «E' vero però che riusciamo a distinguere l'ipocrisia dalla buona fede di base».
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