I Genesis non tradiscono (il loro pubblico invece sì)

I Genesis non tradiscono (il loro pubblico invece sì)
I giornali avevano parlato di un primo “bagno” preso dai Genesis a Casalecchio di Reno (3000-3500 persone). E lo scenario del concerto di Milano si annunciava altrettanto deprimente: i posti da 70.000 lire, scarsamente gremiti; un po’ più di gente, ma non troppa, in piccionaia; e comunque i bagarini all’esterno del Forum di Assago erano disperati. I presenti erano forse 5-6.000; uno zero in meno rispetto al tour del 1986-87. Insomma, sembrava arrivato per i Genesis il finale di “Duchess”: “Venne un giorno in cui salì sul palco, e la gente le fece capire come stavano veramente le cose”. La triste fine di una leggenda, dunque?
E invece no: il concerto di giovedì sera, 20 febbraio, ha rivelato che quella che è da sempre l’anima musicale dei Genesis, l’accoppiata Banks e Rutherford, sopravvive alle defezioni dei geniali, carismatici guitti Gabriel e Collins, sostituiti da un Ray Wilson saggiamente orientato verso un ironico low profile che lo fa benvolere dal pubblico. Vocalmente, poi, Wilson dà parecchi punti alle svenevolezze dell’ultimo Collins e riesce, in una acclamatissima e “vera” “The lamb lies down on Broadway”, a uscire indenne dal confronto con Gabriel.
Incredibile a dirsi (e chiediamo scusa per l’espressione ai fans del gruppo), è stato un bel concerto, a tratti emozionante. I Genesis sono più vivi ora di quanto non siano stati negli ultimi dieci anni, e se l’ultimo disco è un po’ un pastrocchio è perché la superstar Collins aveva portato i due membri fondatori in un territorio a loro oscuro - tanto per dire: un referendum tra le radio europee ha decretato che “No son of mine” è la canzone dei Genesis più amata, davanti al monumento “The carpet crawler”. Tendiamo a dimenticarci che negli ultimi anni i Genesis erano diventati una propaggine di Collins, con hit da classifica come “We can’t dance” o “Invisible touch”. Sono loro i primi ad essere spaesati, quando eseguono brani che in Europa hanno spopolato e non riescono a far cantare in coro un pubblico italiano un po’ avanti con gli anni e pronto invece ad esplodere per “Dancing with the moonligth knight”, e a scaldarsi veramente alla fine, quando i possessori dei biglietti da 40.000 prendono il sopravvento e si accalcano sotto il palco davanti ai compassati signori da 70.000 e passa.
Oggi il Circo Genesis, per contrappasso, paga la mancanza di glamour, del superfrontman, delle trovate sceniche di cui Gabriel fu un precursore nel mondo del rock. E tuttavia i Genesis hanno un’onestà che mancava loro da vent’anni. Chi scrive non avrebbe mai pensato di poter immaginare per loro un futuro; certo, dipende dal pubblico che li ama non lasciarli soli ora che ne hanno più bisogno. Scaletta:
"No son of mine”
"Land of confusion”
"The lamb lies down on Broadway”
"Calling all stations”
“Domino”
“Shipwrecked”
“Firth of Fifth”
“Congo”
“Home by the sea”
“Dancin’ with the moonligth knight”
“Follow you follow me”
“Lover’s leap” (da “Supper’s ready”) “Mama”
“The dividing line”
“Invisible touch”
“Turn it on again”
“I can’t dance”
Dall'archivio di Rockol - Un grande classico della musica prog: “Selling England by the Pound” dei Genesis
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