Springsteen, i quotidiani schierati

Springsteen, i quotidiani schierati
Vi sembreremo parziali, ma alle paginate dedicate da “Repubblica” e “Corriere delle Sera” all’evento bolognese abbiamo preferito gli spazi più discreti che al concerto del Boss a Casalecchio di Reno - iniziato in ritardo per via degli stessi problemi di viabilità che hanno causato l’annullamento del concerto milanese dei Silverchair - hanno riservato “La Stampa” e ““Il Giorno”/”Il Resto del Carlino”/”La Nazione”.

Per i tre giornali a fascicolo nazionale unificato, Chiara Di Clemente ha preparato una cronaca/recensione partecipata e a tratti quasi commossa, da fan più che da giornalista («un’unica onda colorata di striscioni e braccia alzate e urla e un sussurro: brus brus brus, il preludio sottile, l’invocazione…»), che ci ha ricordato piacevolmente i nostri esordi di giovani appassionati di musica e di scrittura; per il quotidiano di Torino, di tutt’altro sapore - ma altrettanto efficace - il reportage di Marinella Venegoni, che non dimentica di segnalare la presenza fra il pubblico di Ligabue, Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori e Bluvertigo, e di inviare una frecciata all’organizzazione: «I dodicimila fans avevano speso il pomeriggio al freddo, sotto la pioggia e (viva l’Italia) senza alcuna informazione» relativa al ritardo con cui è iniziato il concerto. Ritardo peraltro contenuto: «Springsteen non ha neanche fatto il soundcheck e, sorprendendo anche i più ottimisti, s’è catapultato sul palco poco dopo le 21». Forse aveva fretta di tornare «con Patti Scialfa in un hotel sul lago di Como, dove lo aspettavano i tre bambini e le due persone che se ne prendono cura».

Vediamo invece i due “giornaloni”.

Un’intera pagina su “La Repubblica”: Ilaria Venturi si occupa del colore locale, chiacchiera con il pubblico, sbaglia a scrivere Bluvertigo (“Blue Vertigo”) e Patti (“Patty”) Scialfa, e alle «prime note dell’altra voce dell’America» (?) cede la penna a Gino Castaldo. Il quale pure ribattezza Patty la signora Scialfa in Springsteen, e confeziona un brano assai professionale, in cui non mancano i raffronti con il concerto del debutto del tour, a Barcellona. Ma gli spunti migliori vengono dalla spalla, da due neretti firmati da Ernesto Assante: “Ma i fan fischiano Patti” - a proposito della presenza a pieno titolo dell’ex corista nella E-Street Band: «i due cantano un brano guardandosi negli occhi (alla Al bano e Romina dei tempi d’oro)… l’impressione generale è che, se anche Patti Scialfa non ci fosse, non cambierebbe francamente nulla nella musica della band» - e “Le radici italiane di Bruce & C.”, nel quale osserva che «la E-Street Banda, come potrebbe essere giustamente chiamata, ha un’elevatissima concentrazione di “italiani” al suo interno. Italo-americani, ovviamente: Danny Federici, Patti Scialfa, Little Steven e Bruce Springsteen, con antenati che arrivano dallo Stivale» e ricorda che al Boss, parole sue, piace «lo stile di vita “italiano”, famiglie numerose, parenti che ti stanno vicino in ogni momento».


Anche “Il Corriere della Sera” schiera tre firme. Mario Luzzatto Fegiz ha l’apertura, e - a parte la questione onomastica: anche per lui la Scialfa si chiama Patty - scrive un pezzo corretto e compatto, che chiude con l’ormai immancabile riferimento al mondo di Internet (attuale passione del collega) e al fatto che i fan europei «cercano di individuare qual è l’attuale anima di Springsteen attraverso lo zoccolo duro dei brani che non vengono mai sostituiti: finora le canzoni che non sono mai mancate sono “Darkness on the edge of the town” e “The river”». Al centro della pagina, Andrea Laffranchi riassume la storia recente della E-Street Band, dallo scioglimento alla ricostituzione, passando per le attività dei singoli membri nel periodo di lontananza dal Boss. A destra, Gloria Pozzi svolge l’ingrato ruolo di intervistare i fans (ce ne fosse uno fornito di cognome…) e di dare un’idea del contorno del concerto: «merchandising fra i più cari dle mondo del rock: giubbotti a 300.000 lire, felpe a 150.000 e magliette fino a 55.000 lire».
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