Scrive il cantautore: «Qualche anno dopo la scalata di "Mrs. Robinson" nelle hit parades, andai a cena in un ristorante italiano e lì trovai Di Maggio con un gruppo di amici. Avevo sentito dire che la canzone l'aveva fatto molto arrabbiare e che stava pensando a una querela e, quindi, fu con una certa trepidazione che mi avvicinai e mi presentai. Non avrei dovuto preoccuparmi: fu cordialissimo e mi invitò a sedermi. Subito cominciammo a parlare dell'unico argomento che avevamo in comune. "Quello che non capisco - disse - è perché lei chieda sempre dove sono finito. Ho fatto uno spot per ''Mr. Coffee'', sono il portavoce della banca ''Bowery Savings'' e non sono andato proprio da nessuna parte". Risposi che non doveva prenderli alla lettera, che lo consideravo un eroe d'America e che i veri eroi erano sempre più rari. Accettò la spiegazione e mi ringraziò. Ci stringemmo la mano e ci salutammo. (...)
Oggi, in un'epoca di trasgressioni presidenziali e di scuse, di interviste in prima serata su fatti privati e su storie di sesso, piangiamo Joe Di Maggio e ci mancheranno la sua grazia e la sua dignità, il suo fiero senso della privacy, la fedeltà alla memoria di sua moglie e al potere del silenzio».