La cronaca del primo reading di Jewel, martedì sera a New York

Se negli anni Sessanta i readings erano all'ordine del giorno, i Settanta li hanno visti scemare e gli Ottanta li hanno affossati. Per chi fosse troppo giovane, un reading non è altro che una lettura, spesso poetica, svolta dal poeta stesso o da chi per lui. Memorabili, per la cronaca, quelli dei poeti della "Beat generation", Allen Ginsberg e Gregory Corso in testa. Ora, a riesumare la cara salma - prima che lo facciano Omar Pedrini e Aldo Busi, il cui concerto-reading “Beatnik” è previsto domenica 7 giugno al Teatro CTM di Rezzato (Brescia) nell’ambito di Brescia Music Art - ha provveduto l'alaskana Jewel, 10 milioni di copie del suo album vendute, con un reading svoltosi martedì sera al Virgin Megastore di Times Square, New York. L'occasione: la pubblicazione del suo primo libro di versi, "A night without armor", appena uscito negli USA per i tipi della Harper Collins.
Nervosa, apprensiva, la biondina si è interrotta proprio declamando la prima poesia, ma poi è riuscita a filare via liscia. "Molto metaforiche", ha detto la critica nei riguardi delle sue poesie. Il che vuol dire tutto ma anche niente. Tra i titoli enunciati, "Father of a deaf girl" e "Sun bathing". A fine reading, Jewel ha risposto alle domande dei fans, rimasti stoicamente ed educatamente seduti con le terga per terra per tutta la durata dell'evento. "Jewel, ma quali sono i tuoi poeti preferiti?", le ha gridato un fan. E lei, tranquilla: "Bukowski. E anche Pablo Neruda e Shakespeare". Da notare che una delle sue poesie contenute nel libro s'intitola "Bukowsky's widow". Proprio così: Bukowsky e non Bukowski. Licenza poetica?

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