Sounday: ‘Siamo la label 3.0’, parola di Stefano Fontana

Optando per un esordio a fari spenti, qualche settimana si è affacciata sul panorama della musica digitale Sounday, una nuova etichetta italiana che ha sviluppato una piattaforma di servizi destinati ad artisti di ogni genere, ai quali propone un approccio moderno ed alternativo rispetto al tradizionale rapporto tra label e musicista.

Operativa da due sedi, Torino e Londra, Sounday ha alle spalle l’expertise specifica di Kiver (rappresentata da Gianluca Perrelli) e il sostegno finanziario del fondo Dpixel; è diretta da Giuseppe Ravello (esperto di business administration che ha abbandonato la carriera in Intesa Sanpaolo per dedicarsi alla sua passione per la musica) e vede nel ruolo di direttore artistico .Stefano Fontana, aka Stylophonic.
“Ci proponiamo come destinazione che consente ai musicisti di usufruire di servizi essenziali e a basso costo, ma di grande livello professionale”, spiega Ravello. “Offriamo quei servizi che prima spettavano a chi siglava contratti con case discografiche o disponeva di un budget adeguato. Oggi ai musicisti che desiderano emergere con una concezione indie della produzione e della propagazione della musica, offriamo ciò che completa il quadro di azioni necessarie: la produzione effettiva del disco (mixing,mastering, press Cds), la distribuzione del singolo brano e dell'intero LP sui più importanti distributori digitali, la promozione dell'artista e del disco tramite banners e widgets. I servizi relativi al live, all'artwork e al licensing sono in fase di ottimizzazione e presto saranno disponibili all'utente”. I benchmark per Sounday sono gli americani TuneCore e Reverbnation. “Ma noi siamo meno ‘service provider’, cerchiamo di reinterpretare il concetto stesso di record label. Quando troviamo potenzialità, contattiamo direttamente l’artista. L’artista si muove direttamente, vive la Sounday Community, si giova della nostra piattaforma. Non è ammanettato, non ha vincoli né contratti. Ma, se ci interessa e ci piace, lo andiamo a cercare noi.
La registrazione è gratuita e scissa in due diverse modalità di adesione: come fan l'utente e può usufruire delle attività di networking, mentre il login come artista dà il privilegio di comparire sulla home page del portale con un link diretto al profilo personale, di creare pagine personalizzate e creare playlist contenenti i propri brani. Particolare non irrilevante: sulla propria piattaforma Sounday non consente di caricare qualsiasi brano, ma ne antepone la pubblicazione all’approvazione del proprio team per garantire qualità e correttezza.
Stefano Fontana spiega così il suo coinvolgimento:
“Oggi io ho molti contatti, ma se penso a quanto ho patito e a chi si trova oggi in quelle condizioni… Quando mi è stato chiesto di partecipare ho accettato subito, sia perché penso di potere apportare esperienza, sia perché credo che possa essermi utile per la mia crescita professionale. L’idea iniziale ha preso struttura con l’arrivo di Giuseppe e si è organizzata per priorità: ho trovato straordinario constatare come un approccio manageriale possa impattare positivamente sul processo artistico e creativo. Oggi suggerirei a un giovane artista di non relazionarsi con noi come con una casa discografica, ma di considerarci una piattaforma che offre strumenti per presidiare tutto il territorio necessario per affermarsi, partendo dal web ma arrivando ben oltre”. Ma cos’è Sounday e qual è il suo ruolo, in pochissime parole? “Scherzando tra noi, ma non troppo, ci definiamo una ‘label 3.0’: un’entità che va in direzioni nuove, che scardina consuetudini che le case discografiche non possono scardinare anche se vorrebbero, perché sono mastodontiche. Sounday offre all’artista una possibilità di essere presente sulla mappa – ma su quella che conta veramente, non quella fatta da una trafila obsoleta come la realizzazione di un video, un’intervista a TRL eccetera. Questo percepito è sbagliato, è viziato nella forma. Io sarò l’art director. Sono un DJ che ha lavorato nell’underground e poi ha fatto alcune cose che hanno avuto successo, mentre altre che credevo avrebbero funzionato sono passate inosservate: dunque non mi pongo il problema dello stile o del genere delle proposte che valuteremo, altrimenti finirei con il pormi un limite, e non voglio. Anche un gruppo rock potrà vedersi aggiungere valore da me, quindi, nonostante la mia estrazione artistica. Come politica siamo molto aperti, l’unica soglia da non oltrepassare che fissiamo è quella del cattivo gusto, ma non distinguiamo in base ai generi. Per fare un esempio, avere lavorato con Bugo mi ha fatto capire e scoprire aspetti della mia professione di produttore che non credevo di possedere. L’apporto che mi aspetto di fornire, sperando di avere molti artisti con cui collaborare, sarà più di visione dell’insieme; poi se qualcuno emerge, faremo un’operazione speciale con lui, personalizzata”.  

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