Addio a Edmondo Berselli

“Più o meno dieci anni fa la casa editrice Il Mulino pubblicava un libro che cambiava radicalmente e irrevocabilmente lo scenario della critica della musica leggera: ‘Canzoni’, di Edmondo Berselli.”

Iniziavo così la recensione, uscita su Rockol poco più di un mese fa, di un libro sulla lingua italiana nelle canzoni. E adesso mi dispiace di non aver speso più parole, in quell’occasione, per spiegare l’importanza di quel libro di Edmondo Berselli, e l’importanza di Edmondo Berselli per chi di musica leggera – di “canzonette” – si occupa professionalmente.

Berselli, morto ieri a 59 anni, con il suo lavoro e con il suo pensiero ha cambiato la vita di molte persone: per esempio quella di Shel Shapiro, che con Berselli ha lavorato e ha portato in scena con grande e meritato successo uno spettacolo intitolato "...sarà una bella società", poi documentato anche con un libro + DVD PromoMusic; Shel racconta il suo incontro con Berselli nella recente autobiografia "Io sono immortale", di cui scriveremo presto.
Ma ha cambiato anche la mia; insegnandomi, con l'esempio, come sia possibile scrivere con leggerezza di argomenti seri, e con serietà di argomenti leggeri. Insegnandomi, con l'esempio, una scrittura colloquiale e personale che parla amichevolmente al lettore senza pietirne la complicità. Insegnandomi a non vergognarmi del sentimento e della nostalgia, e della passione per le canzoni che ti segnano la vita, anche se sono canzonette leggere e non "canzoni d'autore" - anzi, proprio perché sono canzonette leggere e parlano al cuore e allo stomaco, non al cervello.
Mi aveva definito, raccontando qualche anno fa su "Repubblica" di una mia iniziativa, "agitatore culturale": senza conoscermi di persona - ci eravamo incrociati casualmente qualche anno prima, ma senza essere presentati - mi aveva regalato la definizione di me che vorrei portarmi dietro per quando (e se) qualcuno scriverà di me per salutarmi, come io sto adesso scrivendo di Edmondo per salutarlo.
Sapevo della sua malattia, ma non avevo voluto prepararmi nessun "coccodrillo" - ed è per questo che mi leggete oggi, mentre Berselli è morto ieri. Per scaramanzia, perché sapevo che stava lottando contro la malattia e  non volevo arrendermi a considerarla una battaglia perduta prima che la sconfitta fosse arrivata.
Edmondo Berselli sarà ricordato dai suoi tanti libri, ai quali spero si aggiunga presto una raccolta dei suoi articoli non politici. E il suo insegnamento, il suo esempio e la sua discrezione di intellettuale atipico - certo non un "venerato maestro", status che avrebbe aborrito - rimangono nella memoria di quanti l'hanno letto, apprezzato, stimato, e un po' anche gli hanno voluto bene, per averci esortato a non sentirci sciocchi perché amiamo la musica leggera.
(Franco Zanetti)

    “Più o meno dieci anni fa la casa editrice Il Mulino pubblicava un libro che cambiava radicalmente e irrevocabilmente lo scenario della critica della musica leggera: ‘Canzoni’, di Edmondo Berselli.”

    Iniziavo così la recensione, uscita su Rockol poco più di un mese fa, di un libro sulla lingua italiana nelle canzoni. E adesso mi dispiace di non aver speso più parole, in quell’occasione, per spiegare l’importanza di quel libro di Edmondo Berselli, e l’importanza di Edmondo Berselli per chi di musica leggera – di “canzonette” – si occupa professionalmente.

    Berselli, morto ieri a 59 anni, con il suo lavoro e con il suo pensiero ha cambiato la vita di molte persone: per esempio quella di Shel Shapiro, che con Berselli ha lavorato e ha portato in scena con grande e meritato successo uno spettacolo intitolato "...sarà una bella società", poi documentato anche con un libro + DVD PromoMusic; Shel racconta il suo incontro con Berselli nella recente autobiografia "Io sono immortale", di cui scriveremo presto.
    Ma ha cambiato anche la mia; insegnandomi, con l'esempio, come sia possibile scrivere con leggerezza di argomenti seri, e con serietà di argomenti leggeri. Insegnandomi, con l'esempio, una scrittura colloquiale e personale che parla amichevolmente al lettore senza pietirne la complicità. Insegnandomi a non vergognarmi del sentimento e della nostalgia, e della passione per le canzoni che ti segnano la vita, anche se sono canzonette leggere e non "canzoni d'autore" - anzi, proprio perché sono canzonette leggere e parlano al cuore e allo stomaco, non al cervello.
    Mi aveva definito, raccontando qualche anno fa su "Repubblica" di una mia iniziativa, "agitatore culturale": senza conoscermi di persona - ci eravamo incrociati casualmente qualche anno prima, ma senza essere presentati - mi aveva regalato la definizione di me che vorrei portarmi dietro per quando (e se) qualcuno scriverà di me per salutarmi, come io sto adesso scrivendo di Edmondo per salutarlo.
    Sapevo della sua malattia, ma non avevo voluto prepararmi nessun "coccodrillo" - ed è per questo che mi leggete oggi, mentre Berselli è morto ieri. Per scaramanzia, perché sapevo che stava lottando contro la malattia e  non volevo arrendermi a considerarla una battaglia perduta prima che la sconfitta fosse arrivata.
    Edmondo Berselli sarà ricordato dai suoi tanti libri, ai quali spero si aggiunga presto una raccolta dei suoi articoli non politici. E il suo insegnamento, il suo esempio e la sua discrezione di intellettuale atipico - certo non un "venerato maestro", status che avrebbe aborrito - rimangono nella memoria di quanti l'hanno letto, apprezzato, stimato, e un po' anche gli hanno voluto bene, per averci esortato a non sentirci sciocchi perché amiamo la musica leggera.
    (Franco Zanetti)

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