Miguel Bosé presenta 'Cardio?: 'Un disco sfrenato e autoironico. Come me'

Miguel Bosé presenta 'Cardio?: 'Un disco sfrenato e autoironico. Come me'

Guardi lo scatto in bianco e nero di copertina e capisci già tutto. “Cardio”, il nuovo album di Miguel Bosé che esce in Italia il 16 aprile per Carosello (oggi autodistribuita con l’appoggio di Artist First), assomiglia molto a quel buffo autoritratto. “Sfrenato, divertente, pieno di ironia. Un disco che mette di buon umore, E che dice bene quel che sono e quel che voglio dalla vita” spiega l’autore, tornato in forma strepitosa dopo una dieta ayurvedica che gli ha ispirato una delle canzoni della raccolta. “Ai tempi di ‘Papito’ ero diventato una specie di cetaceo. E invece volevo starci, nella foto di copertina, oggi che non si usano più gli album doppi”, scherza lo spagnolo di sangue italiano. “Mi sono chiesto se la dieta avrebbe rallentato la mia creatività. Tutto il contrario, sono iperattivo come non mai”. E’ gasato dai primi riscontri ottenuti dal disco (platino in prenotazione, in Italia): “Sul mercato latino è partito fortissimo, è piaciuto molto alla gente e ai media. Del resto è un disco solare, nato all’insegna delle good vibrations”. Con suoni scoppiettanti, che spesso rimandano agli anni Ottanta o anche più indietro nel tempo (“Eso no”, il pezzo finale, è un omaggio esplicito a una vecchia passione, il glam dei T-Rex). “Un suono molto, molto Brit Pop”, conferma Miguel. “In parte ortodosso e in parte no, da questa mescolanza ‘Cardio’ ricava il suo carattere e la sua personalità. La chitarra elettrica di ‘Estuve a punto de…’, il primo singolo spagnolo, è molto indie, molto sporca. Sfrontata, volutamente stonata. Ma non chiamatelo rock: il rock non mi appartiene, non lo so fare.  Dire che questo è un disco rock solo perché ci sono le chitarre sarebbe come dire che la fede è patrimonio esclusivo della chiesa cattolica”. Bella lingua, Miguel. Siccome l’uomo è colto, lucido, informato e intelligente, nei cinquanta minuti di “round table” con i giornalisti si parla un po’ di tutto: di calcio e di moda (“ma perché gli stilisti non fanno taglie adatte a chi ha i soldi per comprarsi i loro abiti? Diteglielo a Gucci, diteglielo ad Armani!”), di discriminazioni sessuali nei confronti degli omosessuali (“nessuno può permettersi di giudicare l’amore, è una cosa indegna”), di politica e di religione. Temi affrontati con apparente leggerezza anche nell’album. “Júrame”, per esempio, che ricorda l’esperienza esaltante e  difficile del concerto che Bosé e Juanes tennero a L’Avana il 20 settembre del 2009 davanti a oltre un milione e mezzo di persone. “Più pubblico di noi hanno fatto solo Rod Stewart a Copacabana e i Rolling Stones a Rio de Janeiro. Quella canzone serve a ricordare che con la volontà si può fare di tutto. Io e Juanes, alla fine, siamo rimasti da soli: c’è chi ha avuto paura, di fronte alle minacce degli anticastristi, gli sponsor si sono ritirati. Ma su una e sull’altra sponda, a Cuba come in Florida, le nuove generazioni sono per l’apertura del dialogo”. “Y poco más”, d’altro canto,  guarda con preoccupazione alla crescita di potere di organizzazioni religiose come l’Opus Dei: “Da lì deriva quel clima claustrofobico che non ti lascia respiro, quel suono entomologico che prima ricorda una confraternita di formiche e poi una marcia militare. Mi sono ispirato alla storia di una mia segretaria, che faceva parte di quell’organizzazione. Quando scoprì il sesso se ne andò, ma poi ha lasciato il fidanzato ed è rientrata nei ranghi. Un po’ come quelli che cercano di smettere di fumare e poi ci ricascano, con amarezza: è evidente che il letto le manca…Organizzazioni come quella ti catturano quando hai quattordici, quindici anni e pochissima autostima: ci si rifugia in una comunità dove ti assegnano un numero e ti senti protetto. Purtroppo in Spagna sta prendendo piede, ha moltissimo denaro con cui finanzia scuole e università che formano la classe dirigente. Rispetto ai Legionari di Cristo, comunque, anche l’Opus Dei è acqua di rose”. Temi forti, come si vede: “Ma oggi”, sottolinea Miguel con orgoglio, “li racconto con un linguaggio sobrio, asciutto, sintetico. Quando hai vent’anni senti il bisogno di esprimerti in modo barocco, esagerato. Con l’età impari l’arte della sintesi, pensa agli ultimi quadri di Picasso. Oggi riesco a esprimere con 70 parole ciò che prima me ne richiedeva almeno 400. E così diventa più facile anche per chi ascolta, comprendere, digerire e ‘rubarmi’ le canzoni”. C’è riuscito anche Lorenzo Jovanotti, per la versione italiana di “Por ti”, “Per te”, inclusa solo nell’edizione nostrana dell’album? “Eccome. Quando la casa discografica mi ha proposto la traduzione, sapevo che solo lui conosceva abbastanza bene me e lo spagnolo da fare un lavoro accurato. E’ stato così, anzi ha inserito una piccola variazione che ha dato ancora più senso al testo. L’avessi vista prima, avrei riadattato anche la stesura originale”.

Gli chiedono di eventuali, prossimi impegni televisivi e cinematografici, ma lui scuote la testa: “No, la televisione mi interessa poco. E non mi sento un attore, recitare mi è sempre costato moltissimo. Il fatto è che detesto aspettare, e il cinema per me è troppo lento. Io amo la follia e la frenesia del mondo musicale, qui le risposte le hai subito”. Ipercinetico, Bosé resta attentissimo al sociale: l’ultimo progetto, una fondazione chiamata Metropolis Global con sede centrale nella capitale colombiana Bogotà, prende di petto il tema quanto mai attuale del riciclaggio dei rifiuti, attraverso un progetto abitativo, Barrio Verde, basato interamente su materiali da costruzione riciclabili e fonti di energia rinnovabile (5 prototipi di edilizia popolare sono pronti a essere eretti a Bogotà, Medellin e Cartagena). E proprio dalla Colombia, che da qualche settimana gli ha conferito la cittadinanza onoraria, partirà il 5 maggio il nuovo tour mondiale.  Davvero non farà più le vecchie canzoni? “No, no, ci saranno. E’ vero, dopo due anni e mezzo di ‘Papito’ e di ‘Papitour’ non ne potevo più dei miei vecchi classici, ma la possibilità di contraddirsi resta una delle grandi qualità umane. In scaletta ci saranno ‘Bandido’ e gli altri pezzi più famosi, più due perle nascoste del vecchio repertorio che tutti hanno dimenticato. E dieci canzoni su dodici di ‘Cardio’, perché è un disco nato per il verso giusto. Se verremo in Italia? Vedremo, dipende anche da come andrà il disco: tra metà ottobre e dicembre i tempo ci sarebbe”.  

 

 

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