Usa, calano le vendite di download: colpa dei prezzi variabili?

Il regime di prezzi variabili sui download, introdotto da iTunes su insistenza delle case discografiche, non sembra avere portato grandi benefici al mercato. Anzi: i dati di Nielsen SoundScan per il primo trimestre 2010 evidenziano, per la prima volta, un calo della domanda di musica digitale negli Stati Uniti, - 1 % rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso per un totale di 312,4 milioni di brani scaricati.

La colpa sarebbe da attribuire, appunto, agli aggiustamenti di prezzo apportati da iTunes: se i consumatori sembrano avere pochi problemi nel pagare 1,29 dollari per scaricare una hit, lo stesso non può dirsi per certi brani di catalogo cui le case discografiche hanno affibbiato il prezzo “top” invece dei consueti 99 centesimi di dollaro. Ciò nonostante la piattaforma digitale della Apple resta il più importante negozio musicale degli Stati Uniti guidando sul fronte degli album la crescita dei canali di vendita non tradizionali, che includono concorrenti come Amazon MP3 ma anche le vendite dirette di Cd effettuate dagli artisti ai concerti: il settore è cresciuto complessivamente del 13,3 % a 28,7 milioni di album venduti, superando tanto i volumi di vendita di grandi magazzini come Wal-Mart e Target (27,7 milioni di unità, - 4,1 %) che quelli delle catene specializzate come Best Buy, Borders e Trans World (crollati a 19 milioni di pezzi, - 33,8 %).

La buona notizia è che complessivamente le vendite di album hanno rallentato il loro declino, totalizzando 82 milioni di pezzi che rappresentano una flessione del 7,9 % rispetto allo stesso trimestre del 2009: merito di un nutrito pacchetto di hits capitanato da “Need you now” dei Lady Antebellum (1,65 milioni di copie) e da “Soldier of love” di Sade (l’unico altro album a superare il milione di copie vendute). Sul fronte dei singoli digitali, la prima posizione spetta invece a “Hey soul sister” dei Train, con 2 milioni di download, seguito a poca distanza da “Imma be” dei Black Eyed Peas. Pur perdendo qualcosa in percentuale, Universal Music detiene sempre la quota di mercato maggiore, 30,3 %, davanti a Sony Music (salita di due punti a 27,9 %), Warner Music (19,2 %) ed EMI (10,5 %).

   

 

 

 

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