EMI, back catalog 'in prestito' a un'altra major negli Stati Uniti?

Vendere i master dei Beatles e dei Pink Floyd? Meglio prestarli, a tempo determinato e solo in certi territori. Guy Hands, boss di Terra Firma, ha pensato a un modo originale e inedito per recuperare risorse finanziarie preziose, in un momento molto critico dell’esistenza della EMI: offrendo  alle case discografiche concorrenti la possibilità di subentrare per un periodo di cinque anni nella gestione del suo catalogo, limitatamente al Nord America. Siccome si calcola che il repertorio storico della major inglese frutti, solo su quel territorio, almeno 100 milioni di sterline all’anno, Hands punta a incassare  400 milioni di sterline con cui mettersi  al riparo dalle pretese del creditore Citigroup (il quale, in caso di insolvenza, rileverebbe la proprietà della casa discografica). Rientrando nei diritti di licenza previsti dai contratti,  l’operazione potrebbe avvenire senza l’approvazione degli artisti interessati, anche se è da vedere che cosa ne pensano Citigroup e soprattutto l’Antitrust americano.

    Vendere i master dei Beatles e dei Pink Floyd? Meglio prestarli, a tempo determinato e solo in certi territori. Guy Hands, boss di Terra Firma, ha pensato a un modo originale e inedito per recuperare risorse finanziarie preziose, in un momento molto critico dell’esistenza della EMI: offrendo  alle case discografiche concorrenti la possibilità di subentrare per un periodo di cinque anni nella gestione del suo catalogo, limitatamente al Nord America. Siccome si calcola che il repertorio storico della major inglese frutti, solo su quel territorio, almeno 100 milioni di sterline all’anno, Hands punta a incassare  400 milioni di sterline con cui mettersi  al riparo dalle pretese del creditore Citigroup (il quale, in caso di insolvenza, rileverebbe la proprietà della casa discografica). Rientrando nei diritti di licenza previsti dai contratti,  l’operazione potrebbe avvenire senza l’approvazione degli artisti interessati, anche se è da vedere che cosa ne pensano Citigroup e soprattutto l’Antitrust americano.

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