Inchiesta Rockol: verso la music cloud. Intervista a Gaetano Blandini (SIAE)

Inchiesta Rockol: verso la music cloud. Intervista a Gaetano Blandini (SIAE)

 

Inchiesta Rockol. Verso la music cloud: i protagonisti dell’industria musicale nel passaggio da possesso a accesso.


Proveniente dal mondo del cinema, insediatosi da un paio di mesi su una poltrona che scotta, Gaetano Blandini guida la SIAE in una fase di rapida trasformazione: lo abbiamo incontrato, insieme all’avvocato Paolo Agoglia e alla responsabile delle pubbliche relazioni Daniela D’Isa, per parlare di collecting, music cloud, equo compenso, copia privata, ‘The Legal Bay’ ed altro…


 


“Sono contento di confrontarmi con Rockol e i suoi lettori, perché più il dibattito è ampio, maggiori sono le possibilità per tutti noi di conoscere, capire, affinare, migliorare le nostre posizioni, perché le sfide sono importanti e la conoscenza è sempre poca. Specialmente per chi come me ha un profilo che corrisponde a quello di chi deve portare a questa società, che ha già tante eccellenze e tante competenze, un valore aggiunto, altrimenti significherebbe che farei male il mio lavoro. Devo essere più un risolutore di problemi, avvalendomi di tutti i miei collaboratori; devo fare un po’ da collante, da allenatore o da capitano se loro decideranno che me lo meriterò. Credo di avere già cominciato ad apportare un piccolo valore aggiunto con la copia privata anche se, come diceva il mio papà paventando Goebbels, che prendeva una menzogna e la riproduceva milioni di volte fino a renderla una verità difficile da demolire, la strada è difficile quando gli altri hanno in mano l’articolo quinto: chi c’ha i soldi ha vinto”.


LEI SI INSEDIA IN UN PERIODO MOLTO INTERESSANTE PER L’INDUSTRIA MUSICALE, CHE PER SIAE RAPPRESENTA LA LINEA DI RICAVO PREPONDERANTE E CHE SI STA DIBATTENDO NEL PASSAGGIO DA UN MODELLO DI BUSINESS BASATO SUL POSSESSO DELLA MUSICA A UNO BASATO SULL’ACCESSO. SIGNIFICHEREBBE ABDICARE AL “PAY PER” E ORIENTARSI ALL’ABBONAMENTO, AL ‘FLAT FEE’: DIFFICILE NON RISCONTRARE SOMIGLIANZE CON IL CONCETTO CHE HA ISPIRATO EQUO COMPENSO E COPIA PRIVATA… QUAL E’ LA VOSTRA VISIONE SULL’EQUO COMPENSO APPLICABILE AGLI ISP, CHE COSTITUISCONO DI FATTO IL GATEWAY DI INTERNET?


Ho chiesto all’avvocato Agoglia di essere presente per eventualmente approfondire i dettagli tecnici di qualcosa a cui la SIAE già lavora da qualche anno. L’ideogramma cinese della parola ‘crisi’ contiene sia l’idea di ‘pericolo’ che di ‘opportunità’. Non dico nulla di particolarmente nuovo, ma credo che la SIAE debba semplicemente imparare a gestire meglio la fase relativa all’opportunità. In questi anni – ora lo dico con la maglietta della SIAE, ma vale anche per quando indossavo l’altra maglietta, quello di Direttore Generale del Cinema – abbiamo lavorato sugli aspetti che riguardano la pirateria digitale e la pirateria informatica. Il mio concetto personale, ma anche quello di SIAE, è sempre stato che la repressione fine a sé stessa non sia un metodo per risolvere il pericolo, ma solo per arginarlo, ritardarlo, ma non è la soluzione del problema. Varie esperienze in corso, oltre alle verifiche che abbiamo provveduto ad effettuare al nostro interno, facendo lavorare il nostro ufficio multimedialità con una struttura che ci ha dato una mano, laValue Creation Team, dimostrano come aumentare e migliorare l’offerta legale e qualificata del prodotto e del servizio conformandola ai nuovi modelli di fruizione (anch’essi non ancora consolidati e per certi versi sperimentali) crei quella opportunità che potrebbe rendere accettabile il pericolo. Su questo abbiamo lavorato molto. Abbiamo riunito intorno a un tavolo tutti i soggetti. E’ evidente che il nostro timore è che poi si cerchi di strumentalizzare, da parte di qualche operatore, la vicenda della copia privata per sedersi  a quel tavolo con qualche pregiudiziale. Mentre quando tutti ci siederemo intorno a quel tavolo, dove SIAE non vuole nemmeno essere primus inter pares ma solo esserne parte attiva e propositiva, è necessario che tutti, a cominciare dall’industria della telefonia, vi si siedano sereni, cercando di evitare di confondere piani che sono diversi…


SI RIFERISCE AL PROGETTO ‘LEGAL BAY’?


Beh, credo che non sia ancora opportuno illustrarlo perché prima, come si fa per gli orologi svizzeri, dobbiamo registrare tutte le vitarelle con grande attenzione e con grande equilibrio. In modo che tutte le parti riunite si siedano senza pregiudiziali e con proposte che possano essere condivise. Sapendo che partiamo ma che nessuno, noi per primi, sa quale sarà il porto dove andremo ad attraccare. E’ una strada, anzi un’autostrada della rete, che dobbiamo costruire insieme. Da questo punto di vista, i primi incontri che abbiamo avuto con Assitel e con l’industria della tecnologia, non sono stati incontri a petali di rosa e a bacetti, hanno avuto le loro criticità. Però, se mi passa la metafora, speriamo che sia come una partita di rugby: finito l’incontro poi c’è il terzo tempo e si creano le condizioni per giocare un’altra partita. In quella sede c’è stata un’apertura proprio da parte del dottor Pileri (dal 2009 Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, la Federazione di Confindustria che rappresenta le imprese di telecomunicazioni, informatica, radiotelevisione, comunicazione e marketing, consulenza, applicazioni satellitari, ingegneria, certificazione e facility management) rispetto proprio alla pirateria informatica. Loro erano disponibili a sedersi per valutare insieme delle ipotesi che consentissero di  individuare un briciolo di collaborazione tra l’industria delle telefonie e i produttori dei contenuti. Come sa è in definizione il cosiddetto decreto Romani, nel merito del quale non voglio entrare ora; ma in quel decreto per la prima volta è sancito un principio, che è quello della responsabilità. Il resto non lo voglio commentare, lo hanno fatto personaggi ben più autorevoli di me, lo ha commentato il presidente Calabrò, figuriamoci se mi permetto di commentarlo io. Però quel principio secondo me è giusto: non c’è libertà se non c’è responsabilità da parte di tutti i soggetti interessati affinché questo straordinario strumento diventi strumento di libertà nel rispetto.


TORNIAMO SUI PRODROMI DEL PROGETTO ‘LEGAL BAY’, SUL QUALE E’ INTERESSANTE CERCARE DI CAPIRE QUAL E’ LA VOSTRA VISIONE. E’ CORRETTO PER UN ADDETTO AI LAVORI DELL’INDUSTRIA MUSICALE ASPETTARSI CHE QUESTO PERCORSO CONDUCA VERSO IL FANTOMATICO ‘SERVERONE UNICO DELLA MUSICA’, UN LUOGO CHE RACCHIUDE UNA SERIE DI COMMODITIES (I BRANI, I VIDEO) E CHE SIA CAPACE DI GENERARE MOLTEPLICI ACCORDI IN MODALITA’ ‘WHITE LABEL’? UNA SPECIE DI HUB OVE CHIUNQUE, NEL RISPETTO DEI TERMINI E DEI DIRITTI, POSSA APPROVIGIONARSI E COSTRUIRE LA PROPRIA OFFERTA MUSICALE ONLINE…?

(Agoglia): Se le cose vanno bene, sì. E’ così.

 

(Blandini): In previsione dell’intervista, mi ero fatto preparare una lista delle cose che eravamo già in grado di esternare. Non vorrei dire cose sulle quali poi mi sgridano…

 

(Agoglia): Il problema è che i partner in questa vicenda dovranno essere tantissimi, dai fornitori di contenuti ai detentori della banda larga, senza dimenticare le istituzioni, la parte governativa che presiede concedendo una sorta di benedizione. C’è anche la famosa commissione per il contrasto alla pirateria digitale istituita presso la Presidenza del Consiglio…

 

(Blandini): … nella quale, questo lo voglio dire, ci sono posizioni che ci preoccupano un po’, mi pareva di essere a ‘Blade Runner 2’ – “Ci sono cose che voi umani…”. Quando qualcuno sostiene, per necessità di bandiera, che la pirateria digitale è un fenomeno marginale, francamente è una posizione un pochino imbarazzante, molto bella ai fini della demagogia e per l’utente finale, qualunque esso sia…

 

(Agoglia): A quel tavolo, quando avremo individuato il modello di business e lo avremo strutturato, sarà importante anche fare necessariamente un passaggio istituzionale. Noi auspichiamo che un domani questa possa essere la soluzione italiana al problema della tutela delle opere dell’ingegno in Internet. La soluzione francese la conosciamo, la Spagna ha seguito, la Germania no, l’Inghilterra più o meno: noi abbiamo, forse, la presunzione di offrire qualcosa di più funzionale, più di business…



[continua: seconda parte]

 

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