Sanremo 2010: Sàndor Mallasz (TuneFit) commenta la tavola rotonda di Rockol

Sanremo 2010: Sàndor Mallasz (TuneFit) commenta la tavola rotonda di Rockol

Da fine anni '80 Sàndor Mallasz è un professionista del settore musicale noto e apprezzato nell'ambiente. Ha lavorato nel campo della promozione per le etichette discografiche WEA, Virgin, Ricordi e V2 prima di mettersi in proprio a partire dal 2001. Oggi gestisce due strutture, TuneFit e Feedback, dedite al marketing, alla comunicazione e allo sviluppo artistico in ambito musicale. Da lui abbiamo ricevuto questa lettera aperta a commento della tavola rotonda sul Festival di Sanremo organizzata da Rockol, che volentieri pubblichiamo qui di seguito:


 

Ho letto il resoconto di Rockol sulla tavola rotonda alla Cattolica incentrata sui criteri di selezione del Festival, davvero interessante. Uno spaccato di neorealismo discografico, mi piacerebbe dire: se non fosse che la nostra discografia ormai non vive più in un mondo reale. A ben pensarci, questa è proprio la ragione ultima di tutti i loro problemi: lo scollamento con la realtà è tale che non sanno veramente più cosa fare.

Quello che dicono Leopoldo Lombardi, Giordano Sangiorgi o Mario Limongelli è verissimo: il Festival non ha selezionato neanche un artista indipendente. Tuttavia non ricordo nel recente passato una presenza tangibile di artisti indipendenti a Sanremo, salvo casi isolati o fortuiti... Da quando è in mano alla RAI e si è tramutato nel varietà più sontuoso dell'annata televisiva, il Festival di Sanremo obbedisce ad un'unico padrone: l'Auditel. Con buona pace di chi si aspetta ancora di scovarvi un po' di sana, nuova musica. Perciò di che stiamo a discutere?

Dice bene Massimo Cotto: non è certo da Sanremo che la discografia indipendente può aspettarsi quell'apertura che non riscontra altrove. E aggiungerei: non è certo da quel palco che le nuove generazioni di artisti indipendenti possono sperare di mettere il primo mattone per costruirsi una carriera.

Tutto questo piangersi addosso non ha alcun senso. Negli altri Paesi le etichette indipendenti di successo non si sognano minimamente di competere con le majors sul loro stesso terreno. In altre parole, una Beggars o una PIAS non manderebbero i loro artisti al Festival... E non credo neppure che gli interessi produrre un Robbie Williams o una Lady Gaga. La loro forza sta nel credere, a ragione, che il pubblico possa entusiasmarsi per qualcosa di diverso. Perciò sono diversi anche i canali su cui si muovono ed è diverso il loro modo di comunicare.

Forse è su questo che bisognerebbe veramente accendere i riflettori. Mi spiace contraddire Leopoldo Lombardi ma Sanremo, oggi, non è più la Grande Scorciatoia di un tempo. E come può esserlo, quando vi si fa di tutto pur di non parlare di musica? Sarebbe questa la piattaforma per cui le etichette indipendenti dovrebbero combattere? Dalla quale pretenderebbero di lanciare i propri artisti? Ma per favore.

Certo sarebbe bello, per pura libidine, vedere all'Ariston il Teatro Degli Orrori... Ma siamo sinceri: a quanti tra gli ascoltatori del Festival interesserebbero veramente? Datemi retta: Mazzi ha fatto bene. E' più sensato vederci Pupo o le pericolose evoluzioni corporee della superstar di turno, su quel palco... Magari il giorno dopo su YouTube: visto che a mezzanotte e mezza, di solito, abbiamo altro da fare.

La musica di nuova generazione, nel frattempo, continua a nascere e crescere e svilupparsi in luoghi che le sono più consoni, che le appartengono. Tra la gente a cui importa veramente qualcosa. Credo che AFI, PMI, Audiocoop dovrebbero concentrarsi sul ritagliarsi spazi e visibilità in questi contesti, e non laddove le barriere sono ormai insormontabili. Inutile sprecare tempo e risorse. Meglio essere leaders in uno o più segmenti che delle comparse nell'intero mercato: il vero salto in avanti la discografia indipendente lo farà quando assimilerà questo concetto.

Io ancora ci spero. Del resto, come questa vicenda dimostra, non hanno alternative.

 

 

 

 



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