Sanremo 2010: Rockol mette a confronto discografici e commissione artistica (2)

Sanremo 2010: Rockol mette a confronto discografici e commissione artistica (2)

Zanetti. Devo dirvi che non sono per niente soddisfatto delle vostre risposte: mi aspettavo obiezioni precise, invece vi siete soffermati sul quadro d’insieme. Si è scritto che Massimo Cotto, membro della Commissione Artistica, è la foglia di fico di Mazzi. Dunque, Massimo, te lo chiedo io: dove sta l’imbroglio? Perché non avete preso artisti dell’AFI, o di Audiocoop? Dove avete rubato? Quanti soldi vi hanno dato? Quanto costa portare un proprio artista a Sanremo?

Cotto.  Premetto che Sanremo va considerato per quello che è. E’ stato ricordato che si tratta della più grande vetrina televisiva che ci sia in Italia. Allora, cari amici discografici, preoccupatevi di crearne altre, di vetrine, senza dare tutte le colpe al Festival: il quale, da anni, non è più rappresentativo della realtà musicale italiana. Chiedere di portare Le Luci della Centrale Elettrica a Sanremo è come pensare di andare alla Oktoberfest con la birra Peroni in tasca… Esistono quelle che si chiamano esigenze televisive, una curva d’ascolto che stabilisce se gli investitori pubblicitari e gli sponsor torneranno anche l’anno dopo. E questa curva d’ascolto cade ogni volta che c’è musica in televisione. Chiunque canti: compreso Vasco Rossi, figurarsi quando in tv passa  il Vasco della Centrale Elettrica. Come abbiamo lavorato? Intanto io sono nella Commissione per i Giovani: dunque non rispondo di Emanuele Filiberto, che è stato una scelta di colui del quale sarei la foglia di fico…Noi cinque membri della Commissione abbiamo ascoltato singolarmente 988 proposte, prima di ritrovarci tutti insieme con i nostri appunti. Bastava un dubbio, un punto interrogativo o un giudizio di sospensione in senso positivo da parte di uno di noi perché un candidato venisse ammesso alla fase successiva: così siamo scesi a 150 nominativi. Ricordo che siamo chiamati a decidere chi possa funzionare sul palco del Festival, e che il nostro non è un giudizio di valore assoluto: non sto dunque dicendo che i giovani che abbiamo scelto sono più bravi di quelli che suonano nelle cantine. Sono solo più funzionali per Sanremo.  Come si legge nell’Ecclesiaste, c’è un tempo e un luogo per ogni cosa. Il Festival ha le sue regole, cercare di combatterle  è assurdo. Possiamo invece provare a cambiarle dall’interno, erodendo il sistema un po’ per volta, perché a Sanremo il golpe non funziona. Torniamo ai 150: insieme li abbiamo riascoltati e visti su dvd,  perché era importante giudicare anche l’aspetto estetico, il carisma e la presenza sul palco. Penso a uno come Luca Marino: all’inizio non ci aveva convinto troppo, poi lo abbiamo visto apprezzando il suo aspetto, il  modo di porsi e di stare sul palco. Abbiamo ridotto il campo a circa 78 candidati. Tanti, ma abbiamo pensato di invitarli tutti a cantare dal vivo per non correre il rischio di eliminare qualche proposta interessante. Risultato: polemiche a non finire, si è detto che il numero era alto perché abbiamo preso troppi raccomandati.


Zanetti. Hanno pagato loro per venire a Roma?

Cotto. Certo, nessuno ti paga per bussare alle porte del paradiso. Ci criticano perché abbiamo preso un ragazzo che ha partecipato alla prima edizione di X Factor, Tony Maiello. Nessuno dice invece che ne abbiamo scartati 29, di concorrenti passati da X Factor. Abbiamo eliminato i figli d’arte: la figlia di Gigi Proietti, quella di Al Bano, il figlio di Bertoli… e ci hanno replicato che lo abbiamo fatto solo per dimostrare la nostra trasparenza. La realtà è che, fino all’ultimo momento, non sapevamo a quale casa discografica fossero associati i giovani che abbiamo ascoltato. Solo quando sono arrivati ad esibirsi dal vivo ci siamo resi conto di questo aspetto. Non dimentichiamo che il giudizio di una commissione è il risultato di un mostro a più  teste, e di uno sforzo di mediazione. Personalmente mi piacevano moltissimo i P.H e  le CordePazze, ho cercato in tutti i modi di convincere gli altri membri ma non ci sono riuscito. C’era, ovviamente, anche l’esigenza di rappresentare mondi che io od altri commissari non frequentiamo per ragioni anagrafiche o di gusto, come quello teen: per questo abbiamo scelto i Broken Heart College. Ma nessuno, per mia sfortuna, mi ha offerto soldi o altre prebende. Ci sta che l’AFI sia delusa e rammaricata: succede ogni volta che un tuo progetto non viene accettato. Ma non esiste nessun diritto divino di essere ammessi al Festival di Sanremo, tutti ci vogliono venire anche se poi magari lo smentiscono:  quest’anno Asia Argento aveva presentato una canzone molto bella insieme a Roberto Kunstler, poi sulla stampa ha negato di essersi mai proposta al Festival… Sanremo è ancora un posto che ti può cambiare la vita, e non si resta fuori perché ci sono giochi sporchi. Se c’è una cosa che trovo ingiusta,  nel regolamento dei Giovani,  è piuttosto l’eliminazione diretta: in base a questo meccanismo sei concorrenti su dieci hanno una sola occasione di salire  sul palco dell’Ariston. Secondo me non va bene: se sei Al Bano o Cristicchi, porti sul palco quel che sei e la gente sa già più o meno cosa aspettarsi. Se sei Luca Marino o Nicolas Bonazzi, no. Sappiamo però che a Sanremo una delle cose che fa audience è il sangue…

 
Zanetti. Riformulo la domanda: se prima di partecipare a una competizione scopro che il regolamento non mi piace e non c’è modo di cambiarlo, perché poi decido di parteciparvi ugualmente? Perché non ne sto fuori? Se, per ipotesi, AFI, PMI e Audicoop, o FIMI, decidessero di non andare a Sanremo, le aziende che si riconoscono nelle associazioni  seguirebbero il vostro suggerimento della loro associazione o farebbero di testa propria?

  

Limongelli. Rispondo che noi, aziende e professionisti del settore, dovremmo usare Sanremo per lanciare le nostre produzioni artistiche, e non esserne usati. E ricordo un episodio del recente passato: nel  2004, l’anno di Tony Renis, le aziende discografiche si dissociarono dal Festival. Incontrammo Mazzi, alla sua prima esperienza di Festival, il 20 novembre in un hotel, e niente era ancora pronto. FIMI, di cui allora facevo parte, decise a quel punto di starsene a casa. Il Festival però si fece lo stesso, anche perché  AFI decise di approfittarne per ricavarsi uno spazio. I rimedi ci sarebbero, quello che manca è il coraggio di agire: anche quest’anno io ho proposto a Mazza della FIMI di non andarci, a Sanremo, se il regolamento non fosse arrivato in tempo utile e non fosse stato di nostro gradimento. Ma poi il festival si fa comunque, perché Rai può chiamare direttamente gli artisti, pagandoli.

 


Lombardi.  Perché andiamo comunque a Sanremo? Perché resta una grande scorciatoia, un passaggio importante per il nostro mercato. Quest’anno si è fatto forse un tentativo apprezzabile di dare maggiore visibilità ai giovani. E io mi auguro che quei giovani stravendano, perché questo significa riaprire il mercato e va a beneficio di tutti. Non ho dubbi che tutto sia stato fatto nel rispetto della legalità. Però è anche vero che il puzzle si incastra alla perfezione, come nel film ‘I soliti sospetti’…Io non ho condiviso la reazione di chi ha reagito con disappunto alla norma che permette agli artisti di presentarsi da soli;  ma se poi l’unico artista di quel tipo ha alle spalle Claudio Cecchetto e la Sony…

Cotto<7b>. Non è così. L’ha detto Cecchetto…


        

(il resoconto della terza e ultima parte della tavola rotonda sarà pubblicato alle 11. Per la prima parte leggi qui)

 

 

 



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