Stati Uniti, Verizon ammette: 'Abbiamo tolto Internet a qualche file sharer'

Il programma di risposta graduale alla pirateria articolato in tre passaggi (un primo avvertimento, una seconda notifica formale e, come extrema ratio, la sospensione della connessione Internet in caso di recidiva), che l’industria discografica vuole imporre ai service provider con la collaborazione dei governi e delle leggi, non è una questione limitata a Francia, Corea del Sud o Taiwan, i primi Paesi a promulgare una normativa a riguardo: il colosso americano delle telecomunicazioni Verizon, per bocca della portavoce Bobbi Henson, ha ammesso di avere già volontariamente implementato e messo in pratica la procedura spegnendo l’accesso in rete a un piccolo numero di utenti che insistevano  in attività di download e file sharing pirata. In un’intervista a CNET, la Henson non si è dilungata in particolari, evitando di precisare il numero delle disconnessioni e la loro durata nel tempo e limitandosi a osservare che la maggioranza dei file sharer interrompe l’attività dopo avere ricevuto la prima lettera di avvertimento.  Ma intanto ha fatto ufficialmente sapere che Verizon, sulla questione del file sharing, ha deciso di stare dalla parte delle case discografiche e della loro associazione, RIAA. Le trattative tra quest’ultima e gli ISP sono coperte da notevole riservatezza, e Verizon è il primo provider americano, dopo Cox Communications, ad ammettere pubblicamente la sua adesione al programma di “risposta graduale” al file sharing.

  

 

 

 

 

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