Anteprima Pearl Jam: con ‘Yield’ si torna al punk-rock

Anteprima Pearl Jam: con ‘Yield’ si torna al punk-rock

“Given to fly”, il primo singolo estratto dal nuovo album dei Pearl Jam, dà solo parzialmente un’idea di quello che sarà il tono complessivo di “Yield”.

Dagli Stati Uniti arrivano infatti le prime impressioni relative alla quinta fatica di Eddie Vedder e compagni, che assembla felicemente veri e propri inni rock da stadio, pezzi veloci e grezzi nel migliore stile rock e qualche suggestiva ballata. Tutti sembrano comunque concordare sul fatto che il disco sia per molti versi il capolavoro della band di Seattle, riuscendo a unire il suono e l’anima degli esordi con l’evoluzione musicale perseguita nei lavori successivi.
L’album contiene brani i cui testi sono incentrati sul sociale (come ad esempio “Do the evolution”), temi più personali (è il caso di “Faithful”) e in alcuni casi una mescolanza delle due situazioni (come in "Wish list" and "No way"). Come ormai si sa da tempo, “Yield” è stato registrato sotto la supervisione del loro produttore di antica data, Brendan O'Brien, nello studio Litho di proprietà del chitarrista Stone Gossard, e nel Bad Animals studio (entrambe le sale si trovano a Seattle).Brendan O'Brien, nello studio Litho di proprietà del chitarrista Stone Gossard L’album si apre con "Brain of J", un brano dall’andamento ‘galoppante’ che il gruppo ha già suonato dal vivo diverse volte e che mette in mostra sin da subito il ritorno del gruppo verso sonorità maggiormente hard rock e punk. Come succederà poi in svariati altri brani, (come "Faithful" e "Given to fly"), anche in "Brain of J" viene utilizzato subito il classico stile Pearl Jam, con una parte assai tirata che alla fine confluisce in un break lento e melodico. Influenze beatlesiane, pur all’interno di quello che rimane essenzialmente un album di rock’n’roll, sono presenti in brani come "Faithful", “No way" e "Low light". "No way" è anche una delle canzoni che mettono in mostra l’importanza del batterista Jack Irons all’interno del gruppo: lui e il bassista Jeff Ament sono veramente diventati una delle più grandi sezioni ritmiche del mondo, mentre le chitarre di Stone Gossard e di Mike McCready si fanno notare per lo splendido lavoro fatto su “Pilate” e “Given to fly”.
Uno dei momenti lenti è poi “Wish list”, brano contrassegnato da un testo molto personale. L’album raggiunge il suo apice tra la sesta e la settima canzone, con “Pilate”, brano che paga omaggio al Neil Young di “Everybody knows this is nowhere” e “Do the evolution”, uno dei momenti più potenti dell’intero lavoro. Seguono “MFC”, brano rock da stadio ancora una volta influenzato dallo stile di Neil Young, e poi un paio di ballate epiche come "Low light" e "In hiding". “Push me pull me” è un brano sperimentale, che si apre con il rumore di una radio e un colpo di pistola, mentre Vedder fa il verso al Jim Morrison sessualmente esplicito nel pronunciare le parole del testo. L’album si chiude poi con un altro brano dall’andamento beatlesiano, "All those yesterdays", una ballata costruita su un continuo crescendo.
L’appuntamento nei negozi con “Yield” è per il prossimo 3 febbraio. A quanto pare, sarà il caso di non mancare...

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