UK. appello dei negozianti: 'Troppi prodotti in serie sul mercato'

L’eccessiva insistenza sui prodotti seriali rischia di disaffezionare e allontanare per sempre il consumatore: lo sostengono i rivenditori inglesi di dischi, dvd e videogiochi, che invitano l’industria discografica, cinematografica e dei videogames a essere più avventurose e innovative, se desiderano conservare la loro clientela.  L’appello, ripreso sulle pagine del trade magazine Music Week, è stato lanciato pubblicamente da Paul Quirk, presidente della britannica Entertainment Retailers Association (ERA): in un messaggio di inizio anno quest’ultimo ha sottolineato che, a dispetto del collasso delle catene Woolworths e Zavvi, nel Regno Unito il 2009 è stato per il commercio al dettaglio di prodotti di intrattenimento un anno migliore di quanto pronosticato. “Abbiamo visto entrare nel mercato musicale nuovi soggetti come  Game, Waterstones e Peacocks”, ha ricordato Quirk. “Abbiamo visto HMV investire in negozi temporanei, alcuni dei quali ora sono diventati permanenti. Ma gli investimenti dei commercianti non sono di per sé sufficienti. E’ necessario che i fornitori siano più innovativi e che consegnino al mercato nuovi prodotti capaci di attirare i consumatori”.

Se si escludono le nuove star sfornate dai talent show (Susan Boyle, JLS, Alexandra Burke, Leona Lewis), segnala la ERA, soltanto due nuovi artisti britannici, Florence and The Machine e La Roux , sono stati in gradi di raggiungere la Top 50 con i loro album; ma anche nel settore home video e in quello dei videogiochi le classifiche sono dominate da sequel e marchi consolidati. “I dettaglianti non si lamentano certo del successo di Simon Cowell, di Harry Potter o di ‘Call of Duty’ ”, osserva Quirk. “I clienti amano questi prodotti e noi siamo qui per vendere loro ciò che desiderano. Però il netto dominio di mercato da parte di un piccolo numero di franchise, il restringimento della creatività e la concentrazione sui blockbuster sollevano problemi concreti nel lungo periodo”. Non tutta la colpa, ammette il presidente dei commercianti, può essere imputata ai produttori: “E’ difficile incolpare i fornitori di non essere avventurosi”, ammette Quirk, “quando il file sharing illegale rende sempre più difficoltoso recuperare l’investimento sui nuovi progetti. Ecco perché i dettaglianti del settore dell’entertainment lavorano a stretto contatto con le industrie della musica, del cinema e dei giochi nel tentativo di persuadere il governo della necessità di una azione intransigente contro la pirateria on-line”. 

        

 

 

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