NEWS   |   Italia / 16/11/2009

Francesco Renga presenta 'Orchestraevoce': 'Con questo disco torno bambino'

Francesco Renga presenta 'Orchestraevoce': 'Con questo disco torno bambino'

 

La grande musica italiana degli anni Sessanta può tornare a fare il giro del mondo? Francesco Renga è convinto di sì: per questo ha scelto il Teatro Quinto Madrid, sabato sera, per presentare dal vivo “Orchestraevoce”,  album di cover in grande spolvero che esce in contemporanea sul mercato italiano, spagnolo e francese. “Comincio da qui”, spiega a Rockol, “perché la Spagna è una porta d’accesso anche per l’America latina. La promozione internazionale di questo disco mi impegnerà per almeno due anni, non voglio farmi mancare niente e proporlo come si deve anche negli Stati Uniti. Sono convinto che questo progetto abbia un grande potenziale. E che l’unico modo che l’Italia ha di tornare a dire la sua sulla scena musicale internazionale è di coltivare le sue radici e le sue tradizioni, valorizzando il suo patrimonio di belle canzoni. Io credo di averle cantate dignitosamente,  nel solco della tradizione del belcanto e della canzone popolare italiana. Mi sembra un biglietto da visita perfetto per presentarmi a un pubblico che ancora non mi conosce”.  Ecco allora le firme illustri di  Domenico Modugno e di Pino Donaggio. Ecco  “L’immensità” e “Io che non vivo”, “Un amore così grande”, “Se perdo te”, “Dio come ti amo”. E quella “Pugni chiusi” che Renga incideva giusto vent’anni fa con i Timoria in omaggio a Demetrio Stratos. “Con l’incoscienza dei miei vent’anni”, sorride oggi, “perché ci vuole incoscienza per mettersi a confronto con quel maestro assoluto della voce che era Demetrio. L’inclusione di quella canzone è una specie  di autocelebrazione, la chiusura di un cerchio dopo vent’anni che faccio questo mestiere. Sono almeno quattro o cinque anni che mi frullava in testa quest’idea, il desiderio di tornare a propormi come interprete, nudo alla meta, dopo che con i Timoria avevamo raccontato la nostra giovinezza e con i miei dischi solisti mi sono messo a fare il cantautore. Io lo vivo quasi come un ritorno alla purezza e alla verginità, con l’entusiasmo di un bambino. E nfatti questo è un disco che racconta la mia fanciullezza. Certi momenti precisi in cui, molto prima di scoprire il rock,  per la prima volta mi sono reso conto della potenza evocativa della musica e del canto: mio padre che ascolta Mario Del Monaco sul mangianastri in auto, mia mamma che fa i mestieri di casa canticchiando le canzoni di Mina, Charles Aznavour e Patty Pravo. Sono canzoni meravigliose che raccontano un periodo bellissimo, un’Italia diversa e migliore che con la sua musica dava lezioni nel mondo di bellezza e di stile: ‘Io che non vivo’ l’ha rifatta anche Elvis Presley”.

Più recentemente (e modestamente) anche Morgan, quasi coetaneo di Renga che con i suoi “Italian songbook” si è avviato su un sentiero parallelo, anche se in forma più intimista: tutti e due hanno ripreso “Io che non vivo”… “ E’ vero. Probabilmente  abbiamo una sensibilità simile.  In fondo arriviamo dallo stesso mondo, Bluvertigo e Timoria sono stati gli ultimi baluardi del movimento rock italiano di fine anni Ottanta. Io sono convinto che  con l’avvento dei cantautori qualcosa si sia perso per strada. Quei tre-quattro nomi veramente importanti che sono emersi, non sono di più, non hanno controbilanciato  la scomparsa dei grandi autori e dei grandi interpreti. Questo disco racconta un periodo in cui i ruoli erano ben divisi, ripropone un patrimonio che va recuperato anche per uscire da un periodo piuttosto grigio dal punto di vista culturale. Non è un caso che in questo periodo escano tanti dischi di cover. Non dovrei essere io a dirlo, ma non è un bel segnale”.

“Pero”, aggiunge subito”, “io ritengo ‘Orchestraevoce’ uno dei dischi più belli e coraggiosi della mia produzione. Dentro ci ho messo molta autobiografia, molta emozione. Paradossalmente, sono entrate più cose intime e personali in questo album di quante ne vengano fuori di solito nelle cose che scrivo di mio pugno. Sono convinto che sarà il pubblico femminile ad apprezzarne per primo la bellezza estetica e la poeticità”. Al centro, come spiega il titolo, voce e orchestra (un’orchestra di 50 elementi), in un’atmosfera moderna ma che rimanda in qualche modo alla classicità di Studio Uno: “Con Celso Valli, il produttore, ci siamo chiesti a un certo punto se dovessimo inserire le ritmiche, chitarra, basso e batteria. Abbiamo deciso di lasciar  perdere, di giocare invece con i piani sonori dell’orchestra usandola in modo estremamente moderno, molto pop. Anche se sono un analfabeta del Web nel recupero delle canzoni mi ha aiutato molto YouTube; vedevo Mina che cantava ‘La mente torna’ a Canzonissima e mi tornava ancora più vivido in mente il motivo per cui volevo inciderla.  Non ho fatto scelte scontate: ‘L’ultima occasione’, il primo singolo, in tanti non la conoscono proprio. Non sanno che l’ha cantata Mina, ma anche Tom Jones. Non ho intenti pedagocici, per carità. Ma se qualche mio fan si innamora di queste canzoni ne sarò  molto contento. Voglio ricordare il buono che questo Paese ha saputo produrre; bravi come siamo ad autodenigrarci noi italiani  lo facciamo di rado. Per questo ho ripreso anche ‘Uomo senza età’, una canzone che parla della figura romantica, drammatica, eroica, profondamente italiana del tenore”.

E il rock, dimenticato per sempre? “Quella è l’altra mia anima, il polo opposto. Con il prossimo disco di inediti, per cui sono già a buon punto, mi trovo davanti a un dilemma: assecondare il mio lato classico o quello rock? Cercherò una terza via. Intanto è chiaro che ‘Orchestraevoce’ per me è un disco spartiacque, e la scrittura dei nuovi pezzi ne è stata influenzata”.

Con quel repertorio, Renga sembra l’ospite perfetto per il palco di Sanremo. Soprattutto quest’anno, che non c’è Pippo Baudo…. Francesco si fa una sonora risata: “Già. E’ anche la sessantesima edizione, e ci tornerei da vincitore. La presenza al festival dei superospiti io l’ho sempre trovata una cosa brutta e imbarazzante, quando ero in gara mi dava un certo fastidio. Ma se mi chiamano mi turo il naso e ci vado”. 

 

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