Chi scarica (illegalmente) compra più dischi: lo dice una ricerca inglese

I “pirati” del Web sono i migliori clienti dell’industria discografica: così almeno sostiene una ricerca inglese condotta da Demos/Ipsos Media su commissione dell’Internet Provider Virgin Media. L’indagine, realizzata su un campione di mille “internauti” di età compresa tra i 16 e i 50 annni, sottolinea che la spesa media pro capite destinata ai prodotti musicali da parte di chi scarica file illegalmente dalla rete, 77 sterline (85 euro) all’anno, supera di ben 33 sterline quella di coloro che non frequentano i siti p2p.

Tra gli individui del campione Demos/Ipsos i file sharers rappresentano un terzo del totale: una parte significativa di questi, il 42 %, sostiene di scaricare musica illegalmente per farsi un’idea prima di decidere se procedere all’acquisto, e il 10 % assicura di comprare più musica da quando ha cominciato a farlo; le proiezioni dell’istituto di ricerca stimano in 200 milioni di sterline la spesa annua in prodotti musicali di chi pratica il downloading illegale.
Di particolare interesse altri due risultati del sondaggio: il 61 % degli intervistati assicura che smetterebbe di scaricare musica illegalmente se corresse concretamente il rischio di una sanzione o di una imputazione, mentre molti fissano a 0,45 sterline, circa mezzo euro a canzone, il prezzo che potrebbe convincerli a passare definitivamente al download legale. “Politici e case discografiche”, conclude il ricercatore Peter Bradwell, “devono prendere coscienza dei mutamenti in corso nel consumo di musica e adottare nuovi modelli di business che offrano prezzi più bassi e un accesso più facile alla musica”.
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