Michael Bublé racconta 'Crazy love': 'gli errori rendono speciale la musica'

Michael Bublé racconta 'Crazy love': 'gli errori rendono speciale la musica'
Il ragazzo dalla voce d'oro è cresciuto. Michael Bublé

ora ha 34 anni, ma soprattutto è diverso.

Glielo vedi dallo sguardo, dal modo di porsi: è simpatico e gentile come pochi altri artisti ti possa capitare di incontrare, e lo è sempre stato. Ma si vede che qualcosa è cambiato. Le biografie ufficiose dicono che la sua vita è stata un po' turbolenta, in questi anni. Niente "sesso droga & rock 'n' roll", ma le "normali" traversie d'amore. Ma il risultato vero e importante è che il suo nuovo disco "Crazy love", il quarto album di studio della sua carriera, suona decisamente più maturo. "Ho passato eventi molto grossi, nella mia vita, in questo periodo", racconta a Rockol. "E credo che mi abbiano dato l'opportunità di crescere come artista e come persona. Volevo fare un disco che mostrasse la maturità, ma anche il dolore e l'amore, ma in modo onesto, che, rispecchiasse quello che sono ora", dice, sempre con quello sguardo disarmante, un po' da cane bastonato. Sta di fatto che "Crazy love" è un disco che nella formula di base - standard del "canzoniere americano", canzoni rock-pop e qualche inedito - rispecchia i lavori precedenti. Ma lui ti spiega che è nato in modo diverso: "Ho cercato di fare di "Crazy Love" è un disco più crudo, per quello che ho potuto. 3 canzoni sono state registrate su otto tracce, mentre gli standard sono stati registrati dal vivo, errori compresi. Ma questi errori sono ciò che fanno la musica speciale… Anche il modo di cantare è diverso: credo che molto derivi dal concentrami sulle parole, non preoccupandomi di cantare bene quanto di essere onesto, di catturare una vibrazione, un momento. Quando riascoltavo le varie "take" delle canzoni, non sceglievo quella in cui credevo che la mia voce suonasse meglio, quanto perché quella versione che era riuscita a convogliare le mie emozioni. Ho scelto le buone vibrazioni, piuttosto che la qualità sonora".


Quanto alla scelta delle canzoni, che a questo giro comprende il Van Morrison della title-track, gli Eagles di "Heartache tonight", ma anche classici come Ray Charles , il criterio è sempre lo stesso: "Devo amarle, amarle, amarle. C'è solo una canzone che non ho scelto io, non perché non l'amassi, ma perché non l'amavo come le altre, ed è proprio 'Crazy love". Tutti mi dicevano è una grande canzone, dovresti farla. Ma personalmente, dicevo, è la mia preferita? No, non lo è".
Ma poi, racconta ancora, una sera ha cambiato idea: "Ero in un bar alle Hawaii, e c'erano queste ragazze che facevano le bariste, e una band che suonava. Ero con il mio migliore amico che chiacchieravo. Finché non sentì il cantante cantare…", e intona le prime parole della canzone. Poi continua: "Le bariste misero giù i bicchieri, si fermarono e iniziarono a cantare anche loro", e e continua a canticchiare la canzone. Poi conclude: "Dio o l'universo mi stavano dicendo che questa canzone doveva essere nel disco. Devo ammetterlo, questa canzone ha un effetto sulle donne che è molto diverso da quello che fa agli uomini".
Il disco comprende anche un paio di brani firmati dallo stesso Michael, tra cui il singolo "Haven't I met you yet". Ma Michael spiega che non è sua intenzione fare un disco di canzoni sue: "Potrei farlo, ma allora sarei lo stesso di tanti altri cantanti pop. E più di tutto: amo quello che sto facendo. Posso cantare alcune tra le canzoni più belle mai state scritte. Potrei fare un disco di canzoni mie, e alla gente magari piacerebbe pure. Ma non mi divertirei allo stesso modo dell'essere uno dei pochi e fortunati artisti che tengono in vita il grande "american songbook", che lo fanno conoscere in giro per il mondo e lo contaminano con altre culture".
Per vedere Bublé in tour bisognerà aspettare la prossima primavera, con uno spettacolo che, promette, unirà l'intimità dei crooner alle produzioni spettacolari dell'intrattenimento pop, e che passerà ovviamente anche dall'Italia.
Nei prossimi giorni su MusicVideos potrete vedere la videointervista di Rockol.
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