Mercato ribaltato: ora sono gli artisti a cercare sponsor e pubblicitari

Mercato ribaltato: ora sono gli artisti a cercare sponsor e pubblicitari
I concerti, ormai è assodato, sono diventati per gli artisti (e soprattutto per quelli più famosi) la fonte di ricavi più sostanziosa e affidabile. Seguiti, secondo un interessante articolo pubblicato sul sito di
Bloomberg , dai contratti di sponsorizzazione: una proiezione a cura dell’ente di ricerche IEG Sponsorship stima in 1,08 miliardi di dollari la cifra che le aziende nordamericane extrasettore hanno investito nella musica durante il 2009, l’8 % in più di quanto stanziato nel corso del 2007.
Bloomberg cita la partnership tra BlackBerry e U2 per spiegare come importanti marchi commerciali si stiano facendo largo nella breccia “mentre le vendite in caduta libera restringono i budget di marketing delle etichette musicali”. “Ci hanno messo a disposizione una somma con cui nessuna casa discografica avrebbe mai potuto rivaleggiare”, conferma il manager del gruppo Paul McGuinness. L’articolo fa altri esempi: la collaborazione a tutto campo tra Bacardi e Groove Armada , quelle tra i Take That e Marks & Spencers, tra Pink e T-Mobile e tra la Mini/ BMW e Paul Weller , cui la casa automobilistica tedesca ha commissionato la scrittura di una canzone per celebrare il suo cinquantesimo anniversario. Ma le prospettive potenziali, per il settore musicale, sono molto più ampie: “Restiamo scettici perché al di là delle partnership di alto profilo non è successo ancora nulla” spiega Steve Mayall, direttore della società di ricerche Music Ally. “Oggi gli investitori pubblicitari hanno bisogno di trovare il loro pubblico su Internet, e una chiave per farlo è utilizzare la musica. Quando questo sistema si sarà perfezionato, l’industria musicale potrebbe raddoppiare o triplicare i suoi guadagni”. Non a caso, major come Universal e Sony Music hanno già creato delle
joint venture finalizzate a sviluppare collaborazioni tra cantanti, gruppi musicali e brand commerciali. E come la mettiamo con la tradizionale repulsione degli artisti nei confronti delle corporations ? “Quando lavoravo nell’industria discografica non si poteva lavorare con gli investitori pubblicitari perché molti artisti l’avrebbero vissuta come una svendita” sostiene Steve Stoute, ex dirigente di Interscope Records e Sony Music. “Ma quando le risorse finanziarie hanno cominciato a prosciugarsi si è cominciato a sentirne il bisogno”.
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