NEWS   |   Industria / 12/10/2009

Mercato ribaltato: ora sono gli artisti a cercare sponsor e pubblicitari

Mercato ribaltato: ora sono gli artisti a cercare sponsor e pubblicitari
I concerti, ormai è assodato, sono diventati per gli artisti (e soprattutto per quelli più famosi) la fonte di ricavi più sostanziosa e affidabile. Seguiti, secondo un interessante articolo pubblicato sul sito di Bloomberg, dai contratti di sponsorizzazione: una proiezione a cura dell’ente di ricerche IEG Sponsorship stima in 1,08 miliardi di dollari la cifra che le aziende nordamericane extrasettore hanno investito nella musica durante il 2009, l’8 % in più di quanto stanziato nel corso del 2007.
Bloomberg cita la partnership tra BlackBerry e U2 per spiegare come importanti marchi commerciali si stiano facendo largo nella breccia “mentre le vendite in caduta libera restringono i budget di marketing delle etichette musicali”. “Ci hanno messo a disposizione una somma con cui nessuna casa discografica avrebbe mai potuto rivaleggiare”, conferma il manager del gruppo Paul McGuinness. L’articolo fa altri esempi: la collaborazione a tutto campo tra Bacardi e Groove Armada, quelle tra i Take That e Marks & Spencers, tra Pink e T-Mobile e tra la Mini/ BMW e Paul Weller, cui la casa automobilistica tedesca ha commissionato la scrittura di una canzone per celebrare il suo cinquantesimo anniversario. Ma le prospettive potenziali, per il settore musicale, sono molto più ampie: “Restiamo scettici perché al di là delle partnership di alto profilo non è successo ancora nulla” spiega Steve Mayall, direttore della società di ricerche Music Ally. “Oggi gli investitori pubblicitari hanno bisogno di trovare il loro pubblico su Internet, e una chiave per farlo è utilizzare la musica. Quando questo sistema si sarà perfezionato, l’industria musicale potrebbe raddoppiare o triplicare i suoi guadagni”. Non a caso, major come Universal e Sony Music hanno già creato delle joint venturefinalizzate a sviluppare collaborazioni tra cantanti, gruppi musicali e brand commerciali. E come la mettiamo con la tradizionale repulsione degli artisti nei confronti delle corporations? “Quando lavoravo nell’industria discografica non si poteva lavorare con gli investitori pubblicitari perché molti artisti l’avrebbero vissuta come una svendita” sostiene Steve Stoute, ex dirigente di Interscope Records e Sony Music. “Ma quando le risorse finanziarie hanno cominciato a prosciugarsi si è cominciato a sentirne il bisogno”.
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