Bertelsmann, morto il capo storico Reinhard Mohn

Reinhard Mohn, decano della dinastia tedesca che regge dal dopoguerra l’impero mediatico Bertelsmann, è morto sabato scorso, 3 ottobre, all’età di 88 anni. L’anziano imprenditore era malato da tempo e dal 2003 aveva lasciato il comando delle operazioni alla seconda moglie Liz, che gli sopravvive insieme a sei figli (due dei quali, Christoph e Brigitte, siedono oggi con la madre nel comitato di sorveglianza della società).
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Mohn aveva prestato servizio come ufficiale nella Werhmacht. Nel 1947, al ritorno da un campo di prigionia negli Stati Uniti, era subentrato alla guida della casa editrice e stamperia C. Bertelsmann Verlag, fondata da Carl Bertelsmann nel 1835; vi è rimasto fino al 1981, assumendo poi (fino al ’91) il ruolo di presidente del comitato di sorveglianza e restando in carica come presidente onorario fino alla morte (nel frattempo continuava a farsi vedere spesso in ufficio). Grazie a lui, l’azienda di Gutersloh iniziò una spettacolare espansione che la vide entrare, negli anni Cinquanta, prima nel settore emergente delle vendite per corrispondenza e poi in quello discografico (con l’etichetta Ariola). Tra la fine degli anni Settanta e degli anni Ottanta il gruppo rilevò anche la Arista e la RCA, fondendo le tre etichette nel Bertelsmann Music Group, più noto con l’acronimo di BMG. Al 2004 risale la joint venture tra BMG e Sony Music, sciolta l’anno scorso con la cessione di tutte le quote . Dopo avere venduto anche le edizioni BMG Music Publishing (alla Universal), Bertelsmann ha creato una nuova società di servizi musicali a 360 gradi, BMG Rights Management, entrando in partnership con il gruppo finanziario Kohlberg Kravis Roberts .
Oggi la holding tedesca, che include anche l’emittente radiotelevisiva RTL e le case editrici Gruner & Jahr e Random House, è presente in oltre 50 paesi nel mondo e impiega più di 100 mila dipendenti.
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