NEWS   |   Industria / 20/08/2009

Concerti, Live in Italy: 'Basta penalizzare chi compra i biglietti in anticipo'

Concerti, Live in Italy: 'Basta penalizzare chi compra i biglietti in anticipo'
Andrea Pieroni, numero uno di Live in Italy, una delle maggiori agenzie di booking italiane, a passare per benefattore o tribuno delle masse oppresse non ci tiene affatto: "Anche perché", ammette, "Il risparmio è questione di pochi spiccioli. Ma non è questo il punto: a noi, semplicemente, sembrava ingiusto penalizzare i nostri clienti più affezionati".
Ecco spiegata la scelta dell'azienda fiorentina, che, d'ora in poi, abbasserà di proposito il prezzo dei biglietti in prevendita per "controbilanciare" l'onore dei diritti di prevendita, onde fornire - al fan affezionato che versa in anticipo i soldi del tagliando - l'ingresso allo spettacolo almeno allo stesso prezzo dello spettatore occasionale o last minute che acquista il biglietto al botteghino: "paziente zero" per questa nuova "cura" sarà il pubblico dei W.A.S.P. (dal vivo in Italia i prossimi 23 e 24 novembre rispettivamente a Bologna e Milano), che avrà l'opportunità di acquistare i biglietti in prevendita a 25 euro più diritti (per un totale di circa 28 euro e 50) contro i 29 euro del botteghino.
"Non vogliamo fare retorica anticrisi, perché questo è marketing: ci sembra giusto premiare, o per lo meno non penalizzare, il cliente fidelizzato che ci versa dei soldi con diversi mesi di anticipo. E poi noi, come Live in Italy, lavoriamo essenzialmente con gruppi internazionali, e confrontandoci con gli altri promoter europei ed americani ci siamo resi conto come la prassi, ormai, sia questa. Non vogliamo fermarci qui, però. Questa nostra iniziativa vuole solo essere uno stimolo per tutti gli altri operatori del circuito live, affinché in un futuro - dopo aver stipulato accordi con tutte le categorie coinvolte - si ottengano due risultati importanti. Il primo sarebbe quello di avere, in ambito di live rock, una prevendita simile a quella che caratterizza certe compagnie aeree low-cost come RyanAir: prima compro il biglietto, quando la disponibilità è alta, meno mi costa. Meno biglietti ci sono a disposizione, più sale il prezzo del tagliando. Questo obiettivo ci permetterebbe di contrastare con forza il fenomeno del secondary ticketing, che per mezzo di siti come Seatwave ed altri specula su eventi ad alta e altissima richiesta. Quando abbiamo organizzato i Metallica, ad esempio, abbiamo fatto registrare il sold out in tre giorni, salvo poi trovare online, una settimana dopo, biglietti a 500 euro. Questo è un mercato che, per il bene di chi ama i concerti, va limitato il più possibile".
Visti certi exploit che siti del genere hanno fatto registrare, soprattutto all'estero, negli ultimi mesi, è davvero così fantascientifica l'ipotesi che alcuni promoter stringano taciti accordi con agenzie di secondary ticketing riservando loro porzioni di ingressi da vendere a prezzo maggiorato dietro, ovviamente, spartizione degli utili ottenuti attraverso la speculazione?
"Io parlo per me, ovviamente, e non posso garantire per la categoria: questi signori non li ho mai incontrati, e nemmeno voglio averci a che fare. Per il bene di tutti questo è un fenomeno da contrastare".
I diritti di prevendita, tuttavia, sembrano il nodo centrale, che costringono la Live a rimetterci di tasca propria per equiparare il prezzo in prevendita e al botteghino. "So che spesso i diritti di prevendita vengono visti dal pubblico come un balzello", spiega Pieroni: "Per la verità i proventi da questa maggiorazione, almeno in prima battuta, vengono trattenuti dalle agenzie che operano la prevendita, come TicketOne e GreenTicket. Per legge, i diritti di prevendita non possono essere superiori al 15% del prezzo del tagliando. Di solito, l'eventuale secondaria suddivisione dei proventi da questi diritti è materia di accordi commerciali tra agenzia di prevendita, promoter dello spettacolo e management dell'artista. Esistono casi dove la percentuale viene suddivisa, ma non è la regola".
Il 15% del prezzo di un biglietto il cui costo "netto" sia di 40 euro a fronte di un prevendita "importante" da 15.000 / 20.000 tagliandi non è poco, però: possibile che non sia possibile "limare" la percentuale trattenuta come "spese d'agenzia"?
"Vero, anche perché il limite di legge del 15% non viene superato ma neanche spontaneamente abbassato dagli operatori. Se da un lato l'informatizzazione del mercato ha contribuito ad abbattere certi costi che prima incidevano in maniera sensibile come la stampa del biglietto, la distribuzione in anticipo e il personale che presidiava i punti di prevendita, l'avvento dell'e-commerce ha implicato altri problemi, come quelli della sicurezza informatica e del servizio clienti in remoto, che per essere risolti richiedono spese vive tutt'altro che trascurabili. Trovo quindi il 15% una percentuale non eccessiva per i diritti di prevendita. Visto e considerato, poi, che in altri Paesi, al fronte di servizi identici, spesso è anche superiore".
(dp)