'A whiter shade of pale': per i Lords inglesi l'organista Fisher è coautore

'A whiter shade of pale': per i Lords inglesi l'organista Fisher è coautore
L’eterna vertenza sulla paternità di “A whiter shade of pale”, classico dei Procol Harum datato 1967, subisce l’ennesimo ribaltone: dopo avere vinto in primo grado e perso in appello l’organista Matthew Fisher, contrapposto in giudizio al cantante e pianista Gary Brooker, si è visto riconoscere all’unanimità la contitolarità del brano dalla House of Lords (che nel Regno Unito svolge funzioni analoghe a quelle della nostra Corte di Cassazione); di conseguenza, gli è stato riconosciuto il diritto a incassare i diritti d’autore rimasti “congelati” a partire dal 2005, data di inizio della causa legale.
Fisher, che oggi ha 63 anni e lavora come programmatore di computer, aveva intentato causa a Brooker rivendicando la paternità della frase melodica introduttiva di organo (a sua volta ispirata ad alcune composizioni di Johann Sebastian Bach) che contraddistingue inconfondibilmente il brano. Nel 1967 “A whiter shade of pale” rimase per sei settimane in testa alle classifiche inglesi di vendita; secondo una recente statistica compilata dall’agenzia PPL si tratta tuttora della canzone più riprodotta in pubblico negli ultimi 75 anni in Gran Bretagna . Ancora molto trasmessa in radio, ‘A whiter shade of pale’ figura anche in numerose colonne sonore cinematografiche: tra queste quella del recente “The boat that rocked” di Richard Curtis (“I love radio rock” nella versione italiana).
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