Uk, cresce il fatturato musica (ma solo grazie al live e all'indotto)

Buone notizie per il music business britannico, l’unico al mondo (insieme a Stati Uniti e Svezia) a registare un attivo nel confronto tra esportazioni e importazioni. Cala ancora il fatturato discografico, è vero (- 6 %, nell’anno che ha visto fallire catene come Woolworths e Zavvi), ma secondo l’agenzia degli autori ed editori PRS for Music il giro d’affari complessivo dell’industria musicale, 3,6 miliardi di sterline nel 2008, ha preso una piega positiva segnando un incremento del 4,7 % sull’anno precedente. Segnale importante di un’inversione di tendenza, per un settore che fatica a vedere la luce all’uscita del tunnel? Will Page, coordinatore della ricerca, spiega in un’intervista al Times di Londra che “queste statistiche aiutano a comprendere la catena di valore, e a contrastare l’isteria apocalittica che circonda lo stato dell’industria musicale britannica. Il valore non scompare all’improvviso: per una parte che risulta perduta ce n’è un’altra che cambia destinazione mentre qualche nuova fonte di ricavo si affaccia all’industria”.
Va detto però che il dato fornito da PRS nasconde realtà molto differenti tra loro: a sostenerlo è la crescita della musica dal vivo, che con i suoi 1,391 miliardi di sterline (+ 13 %) controbilancia l’ulteriore flessione subìta dalla musica registrata. E in quella cifra, soltanto stimata, la PRS include di tutto: non solo le ricevute dei biglietti effettivamente venduti (e fortemente rincarati nel prezzo) su cui si calcolano i diritti d’autore ma anche le commissioni, le prevendite, gli introiti di siti di rivendita dei tagliandi come eBay, Viagogo e Seatwave, più le vendite di t-shirt e cappellini, di bibite e di sandwich sui luoghi dei concerti.
Come in tutti i mercati evoluti, spiega PRS, anche nel Regno Unito crescono gli introiti generati da sponsorizzazioni e licenze (per l’uso della musica in locali pubblici, spot pubblicitari, film, videogiochi, programmi televisivi e siti Internet di streaming come Spotify: + 10 %), oggi pari a un quarto circa delle entrate complessive del settore. Il restante 75 %, la musica registrata venduta direttamente al pubblico dei consumatori, resta però in mezzo al guado: riuscirà il digitale a compensare le perdite continue sul fronte dei supporti “fisici”, i cd? Anche su questo fronte Page si dimostra più ottimista di altri: “Potrebbe essere, ma bisogna avere ancora un po’ di pazienza. Proiettando nel futuro i trend attuali di volumi e valore, potrebbe accadere nel 2001”.
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