RIAA vs. Usenet, la discografia vince un'altra causa sul file sharing

Usenet, pioniere dell’informatica noto come forum di discussioni e chiacchiere on-line prima ancora che come piattaforma di downloading, non gode certo tra i file sharer di una popolarità paragonabile a quella di un BitTorrent: ma la sentenza del tribunale di Manhattan che ha appena condannato la Web company per violazione di copyright ritenendola corresponsabile per gli scambi non autorizzati di film e canzoni perpetrati tra i suoi utenti è stata salutata dall’industria discografica statunitense (la RIAA) con particolare entusiasmo. I motivi di tanta soddisfazione risiedono nelle motivazioni della sentenza: che hanno rifiutato a Usenet.com (“per comportamento scorretto” durante le fasi processuali) la tutela garantita ai service provider dal Digital Millennium Copyright Act e respinto l’analogia invocata dai suoi difensori con il celebre caso Sony-Betamax del 1984, quando il produttore di videoregistratori venne ritenuto innocente per le infrazioni commesse dagli acquirenti che utilizzavano l’apparecchio per copiare film e programmi televisivi. Due casi non comparabili, secondo il giudice Harold Baer del Distretto Meridionale di New York, in quanto una volta venduto il videoregistratore il rapporto tra Sony e consumatore si esauriva; mentre nel caso di Usenet.com non si può dire altrettanto, dal momento che il sito incriminato incassa regolari canoni di abbonamento (fino a 19 dollari mensili) per permettere ai suoi clienti di accedere ai server e scaricare materiale audio e video senza remunerare artisti, autori e case discografiche. Il giudice, come detto, ha voluto punire la società e il suo direttore/azionista unico Gerald Reynolds anche per il comportamento fraudolento, accogliendo le tesi della RIAA secondo cui la società convenuta in giudizio aveva deliberatamente cancellato file, prove e informazioni sensibili contenute su sette dischi rigidi e mandato in vacanza in Europa i dipendenti per timore che potessero testimoniare qualcosa di compromettente in tribunale. La sua sentenza, specie per quanto riguarda il diniego del parallelismo col caso Sony-Betamax, potrebbe creare un precedente importante in casi analoghi che verranno discussi in futuro in tribunale.
A dispetto del numero limitato di clienti, Usenet.com è ritenuto dall’industria un avversario importante e potenzialmente pericoloso: sia perché i download dal suo network risulterebbero più veloci, protetti da occhi indiscreti e meglio equipaggiati contro i rischi di virus, sia perché i suoi clienti, essendo disposti a pagare in cambio di un servizio, sono ipoteticamente più facili da convertire al download legale di quelli di BiTorrent e degli altri network p2p più frequentati della rete.
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