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NEWS   |   Industria / 02/07/2009

L'ascesa di Spotify: 'iTunes non aiuta l'industria, noi sì'

L'ascesa di Spotify: 'iTunes non aiuta l'industria, noi sì'
Con un milione di utenti registrati nel Regno Unito, il servizio di streaming musicale Spotify “vede rimpicciolirsi nello specchietto retrovisore Last.fm e Pandora”, scrive Andrew Orloski sul sito The Register. Daniel Ek, copresidente svedese della società non è meno fiducioso circa il futuro della sua creatura: “I nostri numeri”, sostiene, “sono cinque o sei volte superiori a quelli degli altri servizi di streaming”. Con franchezza, Ek ammmette che i risultati finanziari sono ancora di là da venire, e che gli introiti pubblicitari sono ancora al di sotto delle previsioni: “Ma ci troviamo in uno dei peggiori periodi di recessione mondiale , e c’è voluto più tempo del previsto per partire. In quattro mesi non puoi costruire un modello autosufficiente come quello di iTunes”. A proposito del quale il manager svedese non lesina critiche: “E’ triste che il player che domina il mercato si disinteressi dell’industria musicale. Noi vogliamo staccare assegni a molti zeri per gli artisti”.
I progetti di Spotify vanno in molteplici direzioni: dalla distribuzione di video in streaming al download col sistema peer-to-peer, cominciando col rendere il servizio disponibile su reti mobili. Ek è convinto che “il futuro dell’industria musicale risiede nel modello di accesso, in base al quale gli utenti pagano o in termini di tempo, guardando la pubblicità, o attraverso i service provider, oppure acquistando lettori portatili e telefoni cellulari. Quel che manca oggi è un sistema che faciliti gli accordi di licenza”. Spotify, conclude il presidente, è pronta a raccogliere la sfida rispettando le regole del gioco. “Non è difficile sviluppare un software illegale. Se fosse illegale, Spotify sarebbe già il servizio più popolare del mondo”.