Concerti, Cristiano De André canta Fabrizio: 'Ogni sera un'emozione diversa'

Concerti, Cristiano De André canta Fabrizio: 'Ogni sera un'emozione diversa'
Fu Angelo Carrara, primo e storico manager, a suggerire a Cristiano De André di cantare le canzoni di papà Fabrizio. I tempi però non erano maturi, De André jr. doveva fare i conti con i suoi momenti bui e le sue incertezze, con lo choc provocato da una terribile serie di lutti familiari. “In poco tempo ho perso mio padre, mia madre, i miei nonni, lo zio…Non lo accampo come scusa, ma non me la sentivo proprio di mettermi a cantare e a suonare. Ho viaggiato parecchio, sono stato un mese in India a sottopormi a cure ayurvediche che mi hanno rimesso in sesto l’anima e il corpo, ho riflettuto su quello che volevo essere e fare. Per molto tempo non sono riuscito neppure ad ascoltarle, le canzoni di mio padre: dopo dieci secondi dovevo interrompere, era più forte di me”, racconta Cristiano a Rockol durante una pausa delle prove. Acqua passata: ora è pronto ad afferrare il toro per le corna e a riappropriarsi della sua eredità, con un tour che avrà un preludio a Macerata (in occasione del festival Musicultura, il 28 giugno) e alla Reggia di Venaria (Torino, il 30) prima di mettersi in marcia tra luglio (il 29 a Roma) e settembre (il 14 a Milano) con una coda autunnale nei teatri. Sentirlo e vederlo cantare dal vivo “Creuza de ma”, di notte sul porto antico di Genova in compagnia del bouzouki di Mauro Pagani, durante lo speciale tv presentato da Fabio Fazio in gennaio, è stato un’emozione per molti. Anche per lui? “Anche per me. Sarà stato il freddo, a farmi cantare così bene?”, scherza timidamente Cristiano. “Ero totalmente congelato”. E chissà che l’intimità con il repertorio di Faber non porti ad altre sorprese, anche nella scelta delle scalette… “Sì e no. Suonando nelle piazze dovrò privilegiare un repertorio musicalmente più potente, il silenzio dei teatri ci permetterà poi di fare anche scelte diverse. Insieme con la mia band e con Luciano Luisi, il coordinatore del gruppo che in passato ha lavorato con Zucchero e con Ligabue, abbiamo riarrangiato le canzoni in sintonia con le mie corde e i miei gusti attuali, che vanno dai primi Coldplay ai Radiohead, da Biork agli U2, fino a Peter Gabriel che per me rimane un guru. Ascolto anche tanta musica classica, Wagner, Brahms e Chopin. Ci passo le notti, non c’entra niente con quello che faccio io ma mi fa bene, mi stimola al pensiero. Credo che sarà un bel concerto, con momenti acustici ed elettrici, a volte maestosi. Le canzoni di Fabrizio le interpreterò a modo mio, come se lui si immedesimasse in me. E’ questa la scommessa più grande: le canto da quando ero piccolo ma farlo in spiaggia con gli amici è diverso che esibirsi davanti a un pubblico. Mi aspetto un’emozione, una magia diversa e inattesa ogni sera”. Le sue preferite? “Oggi”, rivela Cristiano, “tengo molto a ‘Verranno a chiederti del nostro amore’. È un ricordo di infanzia, dal buco della serratura vidi i miei genitori abbracciarsi dopo averla ascoltata insieme per la prima volta. E poi amo ‘Amico fragile’, una canzone che si adatta bene agli ultimi anni della mia vita. Racconterò anche aneddoti, seguendo l’intuizione del momento: cose che riguardano la nostra vita in tour e in famiglia. Ma non parlerò molto. Vado in giro per cantare canzoni, non per tenere un trattato su mio padre. Per quello ci sono già i libri e gli intellettuali. Ultimamemente ho visto e ascoltato cose che mi sono piaciute e altre meno, qualche appropriazione indebita e cose fatte col cuore. Ma Dori (Ghezzi, ndr) con la fondazione ha fatto un bel lavoro, promuovendo opere che sono diventate dei pilastri non solo della canzone ma anche della letteratura italiana. Mentre le canto cercherò di non pensarci. Non ho paura dei confronti, mi interessa trasmettere l’emozione, l’eredità che Fabrizio mi ha lasciato. Ecco perché ho richiamato alcuni suoi collaboratori (come il mago delle luci Pepi Morgia, ndr), anche se non ho voluto i suoi musicisti: con tutto il rispetto e l’affetto che nutro per loro mi sarebbe sembrato di fare un copia e incolla. Ho preferito gente più in sintonia con le cose che ho in testa, di Luisi mi era già piaciuto il lavoro che aveva fatto per Zucchero al Teatro Carlo Felice di Genova nel 2000, ci siamo trovati subito sulla stessa lunghezza d’onda”. Nessuno spazio per il suo, di repertorio? “Giusto un paio di titoli. ‘Cose che dimentico’, che avevamo scritto insieme, e ‘Dietro la porta’. Questo tour è dedicato a mio padre, ci tengo moltissimo e per me è anche un modo di riappropriarmi della mia vita e della mia carriera. Lo vivo come un ponte verso il disco nuovo che spero di fare uscire nel 2010. Per ora ho solo degli appunti, idee abbozzate, qualche testo. Credo che sarà un album concept, una riflessione su vari momenti che ho vissuto e che sono legati da un filo comune. Ci penserà Luisi a darmi una mano a tradurre concretamente in musica questi nuovi stimoli”.
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