'La bella e la bestia', a Milano il Nazionale attende 350 mila spettatori

'La bella e la bestia', a Milano il Nazionale attende 350 mila spettatori
Il versante occidentale di Piazza Piemonte, a Milano, è ancora un cantiere a cielo aperto: ma tra gru, transenne e impalcature si staglia già la facciata immacolata del nuovo Teatro Nazionale, rilevato con un contratto di affitto trentennale da Stage Entertainment, multinazionale olandese creata dieci anni fa da Joop van den Ende (il cofondatore di Endemol) e guidata in Italia dall’amministratore delegato Barbara Salabè. Sarà pronto per luglio, con una capienza allargata a 1.500 posti circa, nonché – promettono quelli di Stage – acustica e visibilità ottimali, massimo comfort per il pubblico e tecnologia allo stato dell’arte, come si conviene alla sua nuova destinazione d’uso: diventare il tempio meneghino (e italiano) del musical a partire dal 2 ottobre, quando debutterà in loco il primo grande show “residente”, il disneyano “La bella e la bestia” in versione identica all’originale americano ma tradotta in lingua italiana con Arianna e Michel Altieri nel ruolo di protagonisti (vedi News). Bella sfida, quella di “portare Broadway a Milano”, abituando anche gli italiani allo standard qualitativo delle grandi produzioni newyorkesi (e londinesi) del teatro “leggero”. Ma Stage Entertainment, società da 600 milioni di euro di fatturato e quattromila dipendenti con una presenza diretta in 9 paesi europei e 30 teatri di proprietà nel Vecchio Continente (11 solo in Germania), ha le spalle grosse e il suo è un rischio imprenditoriale calcolato. “Le ricerche di mercato che abbiamo fatto ci dicono che negli ultimi tre anni, nella Provincia di Milano, 700 mila persone hanno visto almeno un musical. E il nostro obiettivo è di vendere almeno 350 mila biglietti nella stagione che da ottobre si protrarrà fino al luglio del 2010” spiega a Rockol Daniele Menci, quarantenne direttore marketing della società che i frequentatori del music business conoscono bene per i suoi trascorsi in EMI, BMG Ricordi e Sony BMG (vedi News). La produzione de “La bella e la bestia” sfornerà otto spettacoli a settimana (raddoppio di programma al sabato e alla domenica), e il target è la copertura di almeno il 65 % della capienza del teatro nell’arco dell’intera stagione. Un concetto nuovo per l’Italia, spiega Menci: “Anzi esattamente opposto a quello tradizionale. Invece di andare in tournée, di portare il musical in giro per l’Italia, noi vogliamo convincere il pubblico a venire verso il musical”. Anche se i prezzi medi dei biglietti (già in vendita on-line) saranno più elevati della media: dai 30 ai 75 euro, con una riduzione a 15 il sabato e la domenica pomeriggio per i bambini al di sotto dei 12 anni. “Li giustifica la qualità e il costo delle produzioni”, sostiene Menci. “Per la prima volta, grazie agli accordi di licenza internazionale che abbiamo con Disney, con il Really Useful Group di Andrew Lloyd Webber e con altre società, e in forza delle nostre produzioni originali (come ‘Sister act’, in scena dal 2 giugno al Palladium di Londra), avremo in Italia gli show nel loro allestimento scenico originale, non degli adattamenti. I budget di spesa crescono di conseguenza: se un musical prodotto in Italia, mediamente, costa tra i duecentomila euro e il milione, ‘La bella e la bestia’ ne costa 5, ancora prima di andare in scena ed escludendo i lavori di rimodernamento del teatro che la società sostiene di tasca sua”.
La visione di Van den Ende, che a 15 anni costruiva già scenografie per i teatri di Amsterdam, all’estero ha funzionato: “Tanto che Amburgo”, racconta Menci, “è diventata la capitale europea del musical, un punto di attrazione per turisti che arrivano da tutta la Germania. Lì ‘Il re Leone’ va in scena ininterrottamente da sei anni”. L’Italia non ha ancora sviluppato una sensibilità altrettanto forte nei confronti del teatro musicale, ma per Stage Entertainment si tratta solo di questione di tempo. “Nelle nostre intenzioni, ‘La bella e la bestia’ deve diventare un punto di svolta nelle abitudini dei milanesi nei confronti dell’intrattenimento dal vivo. La sfida è di portare a teatro anche la gente che non c’è mai stata. Ovviamente la comunicazione è importante: siamo partiti con una campagna teaser, portando per la prima volta in Italia il compositore di una colonna sonora originale, Alan Menken: un altro segnale del legame forte che abbiamo con gli autori delle produzioni originali. E’ iniziata una campagna di affissioni e di inserzioni sulla free press , abbiamo allestito un sito su cui si vendono anche i biglietti e creato un profilo su Facebook. A settembre lanceremo la campagna marketing vera e propria che vede RTL nel ruolo di media partner, mentre altre partnership sono in via di sviluppo. Una volta inaugurato lo show contiamo ovviamente sul passaparola tra il pubblico, l’ingrediente più importante di tutti”. Ovvio chedersi che ne sarà delle produzioni locali e indipendenti, dopo l’ingresso in campo di un tale colosso. Menci è convinto che ne beneficerà anche la concorrenza: “Dobbiamo riconoscere che il musical in Italia non nasce con noi. Penso alle eccellenti produzioni della Compagnia della Rancia, il pioniere assoluto, a quelle della Planet Musical di Massimo Romeo Piparo e al ‘Notre dame de Paris’ di David Zard che è stato un fenomeno di costume, oltre che un grande successo al botteghino. Mancava però sul mercato una società con le risorse finanziare atte a garantire un salto di qualità. L’esperienza olandese, tedesca e francese ci dimostra che l’arrivo di Stage è servito a creare o a rinforzare la cultura del musical, ingrandendo il mercato e stimolando altre iniziative imprenditoriali”. Il tutto resterà confinato a Milano? “No, non c’è nulla di sicuro ma entro un anno o due vorremmo aprire un teatro per i musical anche a Roma. E organizzare anche qualche tournée, ovviamente con produzioni più flessibili e meno costose di quelle che mandiamo stabilmente in scena nei nostri teatri”.
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