Concerti, il lamento di un lettore: niente rimborsi sui diritti di prevendita

Concerti, il lamento di un lettore: niente rimborsi sui diritti di prevendita
Una e-mail pervenuta ieri (10 giugno) in redazione riaccende i riflettori su un tema controverso e molto sentito da tutti gli appassionati di musica dal vivo: i diritti di prevendita e le commissioni che gravano sul prezzo del biglietto e che, in caso di spostamento o annullamento dello show, sovente non vengono rimborsati all’utente. Il messaggio di posta elettronica, firmato da Alberto Pellizzari, fa riferimento al concerto che Lenny Kravitz avrebbe dovuto tenere sabato scorso, 6 giugno, a Brescia, e che è stato invece rinviato al 25 luglio prossimo in seguito ad un attacco di laringite patito dal cantante. Chi, come l’autore della lettera, si trova impossibilitato a presenziare all’evento nella data riprogrammata ottiene sì il rimborso del biglietto (mediante riaccredito sulla carta utilizzata per l’acquisto) ma “al netto dei diritti di prevendita, delle commissioni aggiuntive e degli eventuali servizi di spedizione già effettuati e fatturati”, come precisa il servizio Customer Care & Billing dell’agenzia di ticketing elettronico TicketOne. Poiché i diritti di prevendita corrispondono normalmente al 15 % del prezzo nominale del biglietto, e ad essi vanno sommate le commissioni sulle transazioni effettuate via Internet capita, come è successo a Pellizzari, che su 5 biglietti acquistati ne vengano sostanzialmente rimborsati 4. “La decisione sui rimborsi non spetta a noi ma all’organizzatore del concerto, in questo caso alla D’Alessandro e Galli” ribatte Sergio Mello-Grand, vice president sales & marketing di TicketOne che Rockol ha raggiunto al telefono. E qual è la prassi? “Di solito dipende dalle cause che hanno determinato il rinvio del concerto. Se si tratta di una decisione del promoter entra in gioco la sua responsabilità e normalmente anche la prevendita viene rimborsata. Se invece, come è accaduto nel caso specifico, lo spostamento della data dipende da cause di forza maggiore, questo non avviene: perché magari il promoter nel frattempo ha già fatto montare il palco e ha messo in moto la macchina organizzativa con tutti i costi che ne conseguono. Lo stesso discorso vale per la nostra commissione: la tratteniamo perché abbiamo comunque sostenuto delle spese relative alla transazione, e magari abbiamo già spedito i biglietti. Dobbiamo anche affrontare dei costi post vendita, come quelli che si sostengono prorpio gestendo le richieste di rimborso”. Un’anomalia tutta italiana? “No, negli Stati Uniti Ticketmaster applica oltre il 20 % di commissione: solo che lì quella voce è incorporata nel prezzo nominale e la trasparenza è minore”.
Alla fine chi ne resta danneggiato è comunque il consumatore: che, differentemente da quando compra un cd su Amazon o un MP3 su iTunes, acquistando un biglietto lo fa in un certo senso a suo rischio e pericolo. “Sono d’accordo”, risponde Mello-Grand. “Ma è la natura di questo business dove, a differenza che negli altri settori di e-commerce, non esiste il diritto di recesso e vige una normativa fiscale tutta particolare”. Tace, per ora, l’organizzatore: l’ufficio stampa della D’Alessandro e Galli, nella mattinata di ieri, ci aveva promesso una “risposta al più presto” che per il momento non è ancora arrivata.
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