NEWS   |   Industria / 03/06/2009

Discografici, diritti e SCF: 'Con le radio troveremo un accordo'

Discografici, diritti e SCF: 'Con le radio troveremo un accordo'
Dopo FIMI (vedi News) anche SCF ridisegna l’organigramma in risposta agli ultimi movimenti verificatisi in seno alle major: dal consiglio di amministrazione ha appena rassegnato le dimisioni Paolo Vannini, sostituito alla vicepresidenza da Corrado Filpa (Sony Music), mentre è stato deliberato l’ingresso in cda di Alessandro Massara in rappresentanza di Universal Music.
L’agenzia di collecting dei discografici, intanto, continua il suo braccio di ferro con RNA (Radio Nazionali Associate) riguardo alle royalty che le emittenti radiofoniche sono tenute a versare per la pubblica diffusione di musica registrata: nei giorni scorsi l’associazione di categoria dei radiofonici aveva rinnovato il suo accordo con’AFI (che esercita autonomamente la raccolta dei diritti), ma con SCF le trattative sono bloccate. “Il contratto precedente”, spiega a Rockol il presidente Gianluigi Chiodaroli, “è scaduto ormai da due anni. E va ricordato che, con il passaggio di alcune emittenti da RNA a FRT, oggi gli interlocutori di riferimento sono diventati due. Ad entrambi abbiamo avanzato la proposta di una revisione qualitativa, prima ancora che quantitativa, dei termini dell’accordo. In passato la quantità di ‘tempo musica’ nei palinsesti radiofonici era stimata per difetto al 50 %; dal 2007 disponiamo di uno strumento di misurazione analitica che ci consente di dimostrare che in molte radio la musica incide per l’80, anche il 90 % della programmazione. Da qui la nostra richiesta di un incremento proporzionale del diritto e di una differenziazione delle somme dovute a seconda dell'emittente. E’ vero, come sostiene RNA, che stiamo vivendo un momento di crisi generalizzata e di settore. Tuttavia le regole fanno fissate in una prospettiva pluriennale e non guardando solo al tempo presente. Trovo metodologicamente sbagliato modellare un contratto in funzione di una situazione contingente: la crisi, per quanto pesante, deve essere considerata un’eccezione e non la normalità”. La RNA, però, la pensa diversamente. Risultato: muro contro muro, trattative congelate. “In questo momento”, ammette Chiodaroli, “è così, ma sono fiducioso che alla fine prevarrà il buon senso. Penso all’accordo che dopo cinque anni di aspro contenzioso istituzionale e giudiziario abbiamo raggiunto in marzo con la FIPE, la federazione che rappresenta 200 mila bar e ristoranti italiani. In questo momento con RNA siamo su posizioni distanti, è vero. Ma le trattative vivono sempre di alti e bassi e nel futuro prossimo non vedo altra possibilità che quella del recupero di un rapporto”.
Nell’attesa di risolvere la vertenza con l’emittenza radiofonica, SCF e i suoi associati pescano maggiori introiti dal settore della public performance. “Un’area”, spiega Chiodaroli, “ovviamente più parcellizzata, più difficile e costosa da gestire. Ma anche essenziale per dare credibilità al nostro istituto: se è pensabile, per una casa discografica, sostenere trattative private con quindici network radiofonici nazionali, certo non lo è con 200 mila pubblici esercizi che fanno uso della musica nella loro attività d’impresa”. I 42 milioni di euro complessivi raccolti nel 2008 (vedi News) sono ancora una cifra sottodimensionata rispetto agli altri mercati europei? “Sicuramente sì. Francia, Germania e Inghilterra, paragonabili a noi per modalità di fruizione di musica registrata sul territorio, raccolgono ancora tre volte tanto. Ma è questione di tempo: la PPL inglese è stata fondata nel 1934, noi siamo nati nel 2000 e credo che questo spieghi moltissime cose. Ci vuole pazienza, continuità, perseveranza. Si tratta di fare comunicazione efficace, di promuovere una cultura diversa: far sapere dell’esistenza di un diritto connesso distinto dal diritto d’autore, farlo riconoscere da chi è tenuto a pagarlo. L’accordo con la FIPE che citavo prima è un punto di svolta significativo in questo processo. E’ un discorso che vale anche per le radio: noi non vogliamo costruire il nostro futuro sulle vertenze, voglimo costruirlo sugli accordi”.