Paul McGuinness (U2): 'La musica gratuita? E' un modello perdente'

Sempre battagliero e senza peli sulla lingua, soprattutto quando si tratta di dire quel che pensa dell’evoluzione della musica digitale e dei rapporti con i service provider (ricordate il suo celebre discorso al Midem di Cannes nel gennaio del 2008?, vedi
News ), il manager degli U2 è convinto che la musica gratuita su Internet, finanziata dalla pubblicità secondo il modello di business promosso da siti come Spotify , sia una scommessa perdente. “Quando si discute di queste questioni si finisce spesso per parlare di Rupert Murdoch”, spiega al giornalista Greg Sandoval che lo ha intervistato per CNET News

“Lui, naturalmente, è nel business dello sport.

In quello del cinema, e della carta stampata. E’ un produttore e un distributore di contenuti di enorme importanza. E ho trovato molto interessante il fatto che di recente abbia predetto che le notizie on-line, in futuro, dovranno essere pagate e che il modello fondato sulla pubblicità si sta dimostrando un fallimento”. Non che intanto sia diventato più tenero nei confronti degli Internet Service Provider, Mc Guinness: “I progressi che hanno fatto sono in parte illusori. Gli ISP, come gruppo, si fanno sentire quando è necessario farlo per ragioni politiche o perché in giro c’è un timore diffuso, per esempio su questioni che riguardano la sicurezza, la pornografia o la pedofilia su Internet. In quei casi sono velocissimi a difendersi contro ogni forma di legislazione, intervento o monitoraggio. Non sono sicuro che si tratti sempre di una reazione sincera perché i provider, nel loro insieme, per molto tempo sono stati più interessati a vendere abbonamenti alla banda larga in giro per il mondo che a fare ciò che è giusto. Oggi che forse le vendite di connessioni broadband si sono saturate in molti mercati, si stanno finalmente ma realisticamente orientando alla ricerca di fonti di ricavo in collaborazione con i fornitori dei contenuti. Spero solo che non sia troppo tardi”. Decisa anche la sua presa di posizione sul caso The Pirate Bay: “Ci sono alcuni loschi figuri, dietro quella specie di hippy che lo rappresentano. Businessmen dal retroterra politico e imprenditoriale poco limpido. Naturalmente è possibile individuare un’operazione del tipo Pirate Bay in ogni parte del mondo. E se il copyright deve continuare a essere uno dei pilastri della nostra civiltà dovrà esserci una sorta di fermo appoggio internazionale per chi svolge un lavoro creativo (…). Gli .

U2 sono ricchi e non hanno più bisogno di soldi? Vero, ma qui si tratta di questioni di principio, e tanti altri non si trovano nella stessa situazione. Ricordiamoci che la band è diventata la più grande attrazione concertistica mondiale grazie alla capacità che le grandi case discografiche avevano di creare delle star mondiali. Oggi non c’è nulla all’orizzonte che possa rimpiazzare quel lavoro”. A proposito dei suoi rapporti con la Island/Universal, McGuinness precisa che lui e gli U2

non hanno mai vissuto la casa discografica come un “nemico”.

“So che l’industria ha lasciato delle vittime lungo il percorso, e che molta gente ha dovuto firmare pessimi contratti. Ma non è il nostro caso. La Island Records, che è stata acquistata da PolyGram e poi da Universal, ci ha dato la possibilità di sfondare a livello mondiale. Anche se agli inizi aveva 19 diversi licenziatari nel mondo siamo stati in grado di portare ‘The Joshua tree’ al primo posto in 30 diversi paesi. Le case discografiche erano straordinarie macchine per il marketing e la distribuzione pronte ad essere utilizzate, purché ti dessero il modo di mettere le mani sui comandi. E’ quello che cerchi di ottenere, quando firmi un contratto e ti sforzi di migliorarlo nel corso degli anni. Ed è quello che abbiamo fatto con gli .

U2 , che posseggono il master di ogni canzone che hanno registrato e il copyright di ogni canzone che hanno scritto. E’ una situazione inusuale, lo so, ma non è impossibile arrivarci”. McGuinness sembra invece avere corretto almeno parzialmente il tiro sull’esperimento di vendita on-line ad offerta libera tentato dai Radiohead con l’album “In rainbows” (vedi News ): “Condivido”, dice McGuinness, “il loro punto di vista secondo cui il prezzo del prodotto è sempre stato un grosso problema. Per troppo tempo l’industria discografica ha cercato di restare aggrappata a un prezzo che non era realistico. Credo che il probabile futuro consisterà in una distribuzione più ampia di prodotti a prezzo più basso”.
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