NEWS   |   Industria / 15/05/2009

Studio anglo-americano: 'Sulle reti p2p la 'coda lunga' non esiste'

Studio anglo-americano: 'Sulle reti p2p la 'coda lunga' non esiste'
La teoria della “coda lunga” che Chris Anderson illustrò nel 2004 sulla rivista Wired e poi in un libro sottotitolato “Perché il futuro del business consiste nel vendere meno di più” (meno copie di più titoli, dischi, prodotti), è ormai periodicamente messa in discussione. L’anno scorso uno studio a cura di BigChampagne aveva sostenuto che su 12 milioni di brani presenti nel catalogo di un negozio digitale (iTunes?) 9 milioni non erano stati scaricati neppure una volta. E ora la stessa società americana di ricerche di mercato, in collaborazione con l’agenzia inglese PRS For Music che raccoglie royalty per conto di autori ed editori, arriva a conclusioni analoghe con uno studio dedicato alla “coda lunga del P2P”. I due analisti che hanno condotto la ricerca, Eric Garland (BigChampagne) e Will Page (PRS), hanno avuto la pazienza di prendere in esame miliardi di brani scambiati sulle reti di file sharing nell’arco di dodici mesi. Ne hanno ricavato un profilo di consumo “molto sbilanciato verso i successi, e con una coda sottile”: più in dettaglio, il 5 % delle canzoni disponibili illegalmente in rete si accaparra l’80 % degli scambi on-line (o, specularmente, il 95 % del catalogo virtuale totalizza il 20 % del “traffico”) .
Due le altre conclusioni rilevanti dello studio. Primo, le azioni giudiziarie contro operatori illegali come The Pirate Bay (vedi News) non frenano il file sharing non autorizzato: soltanto nell’ultima settimana di aprile “The fame” di Lady GaGa è stata scaricata illegalmente 388 mila volte. Secondo, le canzoni più scaricate senza autorizzazione sono le stesse che dominano le classifiche di iTunes e delle altre piattaforme digitali che vendono legalmente musica sotto forma di download. “BigChampagne”, osserva Garland, “non ha ancora visto un grande successo nel mercato pirata che non diventa un top seller anche in quello legale”.
La ricerca “The long tail of P2P” è disponibile sul sito prsformusic.