Ben Harper presenta i Relentless 7: 'Ora non sono più il centro della band’

Ben Harper presenta i Relentless 7: 'Ora non sono più il centro della band’
Il musicista e l’uomo perfetto: Ben Harper non sbaglia un disco, e non sbaglia nulla: presentando il suo nuovo progetto, i Relentless7, riconosce i giornalisti, chiede notizie, li saluta con calore e senza sembrare viscido. “Ma tu non hai lati oscuri?”, chiede una giornalista ad un certo punto. “Ne ho così tanti che è meglio che tu non lo sappia”, risponde.

Così il vostro cronista si impegna a trovargli un difetto, e finalmente lo individua: Ben ogni tanto con la mano davanti alla bocca. Ci crederete? Alla fine della conferenza stampa, senza che gli dica nulla, mi si avvicina e mi dice: “Scusa se ho farfugliato un po’ prima”.
Harper è nuovamente in Italia: dopo avere incontrato i giornalisti qualche settimana fa da solo a Milano oggi è a Roma si è portato la band al completo. I Relentless7 – in cui suonano Jason Mozersky (chitarra), Jordan Richardson (batteria) e Jesse Ingals (basso) - debuttano questa sera su un palco italiano, e che palco: Piazza del Popolo a Roma, in occasione all’Earth Day di trasmesso dal canale satellitare Nat Geo Music.

“Sono mesi che suoniamo assieme, siamo partiti da posti piccoli per arrivare a posti sempre pù grandi.

Io conosco bene questa piazza, ma ho detto il meno possibile agli altri del gruppo perché non voglio rovinare la sopresa…”, spiega sorridente. Venerdì 24 la nuova formazione debutta anche su disco, con l’uscita di “White lies for dark times”. Lui è così, sembra avere il cuore in mano in ogni cosa che dice: si mostra seriamente dispiaciuto di avere dato il benservito agli Innocent Criminals. “E’ qualcosa che sto ancora elaborando; per me sono come fratelli, e questi non rende la cosa più semplice. Però devo essere leale verso me stesso, e verso la mia musica”. Ben ha reincontrato dei vecchi amici, ci si è messo a suonare e la chimica a suggerito a tutti di andare avanti a tempo pieno. “È iniziato tutti anni fa: ero ad un festival, stavo andando dall’hotel al luogo del concerto. Sul bus di solito cerco di isolarmi, in quel caso l’autista mi chiese se poteva farmi sentire un gruppo. Io non ne avevo voglia, ma poi mi sono ricordato di quando ero io a mandare in giro i demo. Così alla fine l’ho ascoltato, e mi ha sconvolto… Sono diventato amico con la band, che dopo un disco si è sciolta. 10 anni dopo ho reincontrato Jason e abbiamo registrato una canzone per “Both sides of the gun”, al primo colpo. C’era chimica…”.


I Relentless7 (“suona meglio di Relentless4”, scherza lui), sono nati così, per caso. In poco tempo Harper ne ha fatto la sua band principale. “Ora sono l’angolo di un quadrato, non il centro di un cerchio”, spiega. E infatti il nome doveva essere solo Relentless7. “Ma dovevo qualcosa alla casa discografica, che ha lavorato duramente per me in questi anni. Se non fosse per loro suonerei agli angoli di strada... Capisco le loro ragioni nel volere vedere il mio nome sulla copertina, e finché sono con loro, sarà così. Meglio farà sul mercato questa band, più in fretta il nome potrà essere solo Relentless7. Questa è una band vera, non un progetto a tempo. Questi ragazzi sono affamati di musica, non vedono l’ora di suonare ovunque. Spesso devo fermarli io, non riesco a stargli dietro…”. Il risultato è un disco in continuità con quanto fatto in precedenza da Harper, ma che suona diverso: nei prossimi giorni ne parleremo nello spazio recensioni, mentre per rivedere i Relentless7 in tour vero e proprio bisognerà aspettare l’autunno.
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