NEWS   |   Italia / 17/04/2009

Pooh, la vita continua senza Stefano? 'Non chiedetecelo adesso'

Pooh, la vita continua senza Stefano? 'Non chiedetecelo adesso'
Stefano D’Orazio sta bene, è in carne e colorito (smentite, fortunatamente, certe cassandre che sui blog e i forum Internet lo davano per malato). Un poco frastornato, magari, ma sempre meno degli altri tre Pooh. Comprensibile, del resto: 38 anni di vita in comune mica si cancellano con un colpo di spugna. Il passato pesa, eccome, e il futuro è un punto interrogativo. “Non chiedetecelo adesso, non siamo in grado di rispondere”, supplicano Roby, Dodi e Red. “Continueremo, non continueremo? Non lo sappiamo, difficile oggi disegnare il futuro, fare progetti a lunga scadenza”. “Ma se torneremo”, aggiunge Battaglia in tono battagliero, “una cosa è certa: dovremo essere più forti di prima”. “Io poi sono uno abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno”, aggiunge Facchinetti, “tutti sappiamo che i Pooh contano più delle individualità che li compongono. E’ un nome fortunato, nato sotto una buona stella, e a noi tutti ha dato tanto”.
Più che una conferenza stampa, quella organizzata dal quartetto per parlare del divorzio annunciando intanto un doppio cd in uscita l’8 maggio e un ultimo tour dei Quattro tra luglio e settembre, sembra una seduta terapeutica di gruppo. “E infatti parlarne con voi giornalisti, oggi, è come liberarsi da un peso”, ammette Canzian. “E’ quasi un anno che questa cosa ci rode dentro, e alzandomi stamattina finalmente mi sono sentito più sereno, più leggero”. D’Orazio intanto spiega, confessa, ricorda; e gli altri tre commentano, puntualizzano, precisano. Lo stanno gestendo alla grande, questo divorzio, con lucidità encomiabile e comprensibile emotività: ma è chiaro che alcune divergenze di vedute devono ancora essere appianate, e che le acque apparentemente calme nascondono qualche increspatura. Niente acrimonia, però, e D’Orazio ci tiene a sottolineare che “la mia è una scelta interiore, non determinata da motivazioni economiche come si è letto da qualche parte”. Il motivo, il momento scatenante? “Quando ho soffiato 60 candeline sulla torta, e le candeline mi sono costate più del resto…Allora ho ripensato a quello che mi diceva mio padre, che non avrei dovuto passare tutta la vita dietro a un tamburo. E infatti dopo quest’ultimo tour con i Pooh dietro una batteria non mi vedrete più. Neanche l’affetto del pubblico, che voglio ricambiare con tutto me stesso, mi farà cambiare idea. Non so che farò, magari completerò un libro che ho iniziato a scrivere quando avevo sedici anni. Oppure andrò in giro a spiegare ai ragazzi come si sopravvive, oggi, nel mondo della musica. Di sicuro, con la mia compagna Tiziana, voglio fare il giro del mondo: perché del mondo, fino a oggi, io ho visto solo i teatri, i palasport, i camerini e gli hotel”. Affiorano i ricordi: “Mi rivedo all’aeroporto di Roma, diretto in Sardegna per il mio primo tour con i Pooh. Avevo alle spalle sei minuti di prove, il produttore Gianfranco Lucariello mi diede il disco ‘Opera prima’ dicendomi di impararlo a memoria e di tenerlo sempre con me. E mollalo ogni tanto, mi diceva Facchinetti. Ma io niente, lo avevo sempre sottobraccio. Poi, chissà perché, mi viene in mente un concerto a Catania nel ’76, periodo di Carnevale. Un camion con dentro le apparecchiature si era insabbiato, dall'autostrada sembrava di vedere un grande cartellone pubblicitario con la scritta Pooh. Con il promoter Maurizio Salvadori arrivammo sul posto e cominciammo a scaricare gli strumenti. Facchinetti era nervosissimo, temeva per l’incolumità del suo prezioso Polymoog”.
La decisione di mollare, insinua qualcuno, sarebbe stata accelerata dalla non trionfale accoglienza riservata al “Beat Regeneration tour”: “Macché. Il disco ha venduto 160 mila copie, 200 mila contando anche l’operazione con ‘Sorrisi’”, spiega Battaglia. “Il tour invernale è andato benissimo, i concerti estivi meno ma era l’Italia intera che era già in piena crisi”. “E’ vero”, conferma D’Orazio, “disco e concerti ci hanno dato una bella carica permettendoci di sperimentare suoni nuovi e di uscire da certi luoghi comuni. Ero stufo di dedicare tutta la mia vita al gruppo, di non pensare ad altro, tutto qui. All’inizio ho spiazzato tutti, con la mia decisione. Gli altri mi hanno chiesto di restare almeno a mezzo servizio. Ma non è nella mia natura, magari perché sono sempre stato un accentratore, e una macchina complessa come i Pooh richiede impegno a tempo pieno. La mia fortuna è di essermi confrontato con persone come loro tre. Di far parte di un gruppo che fa tutto da solo ed è padrone delle proprie scelte. Io sono uno che di litigi ne ha fatti, in vita sua, ma mai con gli altri Pooh: abbiamo molto discusso, questo sì, ma mai abbiamo urlato né mai ci siamo presi a cazzottti. Sembrerà strano, ma non abbiamo neppure un avvocato. E persino con il promoter che ci organizza le serate non abbiamo un contratto, solo un accordo verbale. Altro che risse, altro che buonuscita milionaria. E poi in qualche modo resterò ovviamente coinvolto nella gestione del catalogo e del patrimonio storico”. Gli altri ammettono la loro sorpresa, e la loro iniziale irritazione: “Crisi passeggere le abbiamo avute tutti”, dice Roby. “A volte ci siamo sfogati con progetti paralleli e dischi solisti: glielo dicevo, io, a Stefano che doveva fare così anche lui. E invece guardate come s’è ridotto…Capiamo la sua scelta, anche se non la condividiamo. Anch’io in questi giorni ripenso continuamente al passato: è come un bellissimo quadro che hai in casa e di cui non ti accorgi finché un giorno lo vedi storto sul muro e improvvisamente riattira la tua attenzione”. “Chissà”, aggiunge sibillino, “forse non tutto il male verrà per nuocere”.
Intanto c’è il futuro prossimo a cui pensare, gli ultimi colpi di coda del mostro a quattro teste. Un disco antologico (doppio) e un inedito che lo intitola, “Ancora una notte insieme”: un rock gagliardo con una intro di chitarra ritmica dal sapor di Doobie Brothers che affronta, guarda caso, il tema dell’addio. “Il testo l’ha scritto Valerio (Negrini)”, spiega Stefano, “perché se l’avessi fatto io sarebbe stato facile scivolare nella retorica, nel troppo personale. Così può sembrare anche una canzone d’amore, e il tema diventa universale”. “E poi c’è una frase importante”, sottolinea Roby, “che dice: ‘Il nondo è una città e anche se non vuoi/Ci ritroviamo prima o poi’. Vuol dire che restiamo amici e che se dovesse ripensarci, per Stefano la porta è sempre aperta” (ed ecco un altro messaggio, neanche tanto in codice). “La Warner”, spiegano Red e Dodi, “ci aveva proposto un altro best, ma questo è piuttosto un concept: il lato più intimo e cantautorale dei Pooh, le canzoni cantate a quattro voci che espongono i nostri caratteri e i nostri punti di vista. ‘Uomini soli’ a parte, non le potremo più cantare con nessun altro”. L’ultima occasione sarà (o dovrebbe essere) il tour che debutta il 24 luglio in Piazza del Duomo a Brescia e si chiude a settembre con i concerti di Roma (il 19, al Palalottomatica) e Milano (il 28, al Mediolanum Forum) per la produzione e l’organizzazione di Cose di Musica (a cui i Pooh sono tornati dopo la breve esperienza con Live Nation). “Lo dovevamo ai fan”, spiega Canzian, “e servirà anche a noi stessi per verificare a che punto siamo, oltre che a condividere con Stefano anche questo momento difficile e doloroso della nostra carriera. Potrebbe diventare anche il nostro tour più bello di sempre, chissà”. “Intanto avremo un repertorio costruito ad hoc”, aggiunge Battaglia, “e anche molte location da 3-4 mila posti sono state pensate per permetterci un rapporto più intimo con gli spettatori. Sarebbe bello che Stefano ne approfittasse per un dialogo diretto con il pubblico. Il dopo? Ci vuole un tempo fisiologico per recuperare. Mica chiedi a uno con chi si vuole fidanzare il giorno che si separa dalla moglie..”. Fine delle trasmissioni (per ora), i Pooh salutano gentilmente e se ne vanno. Intanto alla Tamata, il quartier generale dei quattro alla perifera sud est di Milano, tutto è business as usual: nessuno sembra credere che i Pooh vogliano davvero mettere gli strumenti in soffitta e rinunciare a tutto questo.
Scheda artista Tour&Concerti
Testi